I nuclei ebraici si costituirono nel nord d'Italia a partire dalla fine del XIII secolo in conseguenza delle correnti migratorie provenienti da Roma (ebrei italiani), dalla Germania (ebrei askenaziti) e dalla Francia (in maggioranza provenzali).

Molti ebrei erano medici, avvocati, piccoli commercianti, ma l'attività principale era indubbiamente costituita dal commercio del denaro (vietato dalla Chiesa ai cristiani) che veniva praticato attraverso i "Banchi di pegno su prestito".

A partire dal 1380 anche il territorio mantovano fu interessato dalla creazione di questi "Banchi" via via autorizzati (e voluti) dai vari Gonzaga dominanti. A Sabbioneta il primo banco ebraico fu eretto nel 1436 per concessione di Gianfrancesco Gonzaga ai fratelli Bonaiuto e Bonaventura figli di Dattilo da Pisa che costituirono il primo nucleo di una piccola Comunità di rito italiano.

Le poche notizie che si hanno della Comunità ebraica antica sabbionetana risalgono solo alla prima metà del '500 e sono riferite ad alcuni personaggi come il Capitano Gianfrancesco Forti che nel 1544 abitava dentro al Castello ed a Guardamale (o Guardamano) della famiglia Foà che dl 1526 al 1554 esercitò l'usura (il Banco di prestito e la sua abitazione erano anch'esse entro il recinto del Castello).

Attorno agli anni '30 del XVI secolo era Rabbino Azriel Daiena, dotto giureconsulto morto a Sabbioneta nel 1536, noto anche per aver smascherato l'impostura di David ha-Reubeni in missione in Italia, che nel 1530 sostò a Sabbioneta per incontrare il medico ebreo Lazzaro Portaleone, famigliare di Pirro Gonzaga.

Al Daiena succedette nel rabbinato Graziano Treves, anch'egli giurista e autore di un classico Commento alle preghiere festive ebraiche di rito italiano e di un Commento alle leggi sulla macellazione rituale di Mordechai ben Illel.

Al Treves, Jechiel Nissim da Pisa aveva dedicato, nel 1539, l'importante opera di apologia religiosa Minchat Kenaòt (offerta di zelo).

Graziano Treves morì nel 1556 ed a lui probabilmente succedette nel rabbinato il figlio Raffaele Treves.

Questi contribuì non marginalmente all'impresa della tipografia ebraica che Tobia Foà condusse a Sabbioneta tra il 1551 ed il 1559. Figura infatti come autore di una poesia in ebraico che si trova a tergo del frontespizio del Morè Nevuchim (guida degli Smarriti) del Maimonide, stampato a Sabbioneta nel 1553 e soprattutto come editore del Cantico dei Cantici stampato sempre a Sabbioneta, nel 1558.

L'attività tipografica del Foà provocò anche il soggiorno a Sabbioneta di Joshua Boaz de Benedetti, dotto ritualista piemontese morto nel 1557 che fu l'autore della prefazione all'edizione delle Halachot del Compendio Talmudico detto l'Alfassì, stampato a Sabbioneta nel 1554.

Alcune opera a stampa in ebraico furono poi pubblicate dallo stampatore Vincenzo Conti che operò con una propria stamperia in Sabbioneta tra il 1566 ed il 1569.

[2000 - Umberto Maffezzoli]