Tarcisio Tizzi

Qualcuno ha detto che Tarcisio “l’era mutè al furmai in sla mnestra”; non poteva mai mancare. Per ricordare compiutamente Tarcisio è necessario prendere in considerazione la quantità incredibile di interessi, in ogni campo, che lui aveva: riassumerne brevemente la personalità eclettica non è facile
Tarcisio era un autore instancabile ed appassionato, uno scrittore e uno studioso di dialetto (ha pubblicato diversi libri, ricordo la serie dei Filos); Tarcisio era un poeta, anche se lui affermava “… non sono un poeta anche se mi credono tale ….”. Molte sono le poesie che ci ha lasciato, buona parte raccolte nel libro “Föra dal Cavagn”. Tarcisio era un accurato ricercatore, si interessava della storia e delle tradizioni popolari sabbionetane.

L’Oratorio, la politica, la musica (insieme a diversi amici aveva creato il gruppo dei “Biulc”), lo sport (era stato anche insegnante di educazione fisica e giudice di gare di atletica leggera) erano sue altre passioni.

Era stato per anni presidente del locale gruppo bandistico, aveva collaborato con la Casa di Riposo, con la radio di Viadana (RC29), con la nostra Pro Loco.

La scomparsa prematura di Tarcisio, nel 1996, ha lasciato un grande vuoto; il suo straordinario impegno personale per ogni genere di attività sociale è sicuramente inarrivabile.

Nella poesia “At gh’è rason” Tarcisio, cercando di spiegare alla moglie il perché di tutto il suo impegno per gli altri, anche a volte a scapito del tempo dedicato alla famiglia, dice che è necessario farlo per essere presenti dove ci sono persone che si impegnano a migliorare il mondo a favore di chi viene dopo di noi. Desidero quindi rimarcare lo “spirito del volontariato”, di cui Tarcisio era un esempio straordinario, spirito che anima oggi le tante persone che danno il loro spassionato apporto alle associazioni senza fini di lucro presenti sul territorio sabbionetano.

Suggerisco di rileggere i libri che Tarcisio aveva scritto. In particolare i quattro volumi dei “FILOS” e il libro di poesie “FORA DAL CAVAGN”; li trovate nella biblioteca di Sabbioneta, scoprirete il pensiero di un uomo straordinario che sapeva magistralmente descrivere la civiltà in cui viveva.

Voglio qui usare le parole dell’allora presidente del consiglio Giulio Andreotti che, nella presentazione del terzo volume dei Filos dice: “Tarcisio Tizzi ripropone le impronte, i segni della saggezza popolare, attraverso la spigolatura preziosa e accurata delle voci, delle espressioni, dei proverbi”.

La lettura dei libri di Tarcisio aiuta certamente a mantenerne viva la memoria; è necessario evitare che Tarcisio corra il rischio di essere dimenticato, così come è successo per altri grandi sabbionetani; il tempo cancella i ricordi se non vengono rinnovati.

Tarcisio diceva che gli piaceva il dialetto perché credeva che fosse utile per comunicare con le persone più umili e perché in dialetto è più facile esprimersi con sincerità. Significativamente la trasmissione radiofonica cui partecipava su RC29 si chiamava DIALETTO COME CULTURA; ritengo che la riscoperta del dialetto nelle nuove generazioni possa contribuire a salvaguardare gli autentici valori rappresentati dalle tradizioni popolari e dalla civiltà contadina tanto cari a Tarcisio; un mondo che va lentamente scomparendo.

2006 – Alberto Sarzi Madidini