Generale, Senatore del Regno, Ministro della Guerra
di Alberto Sarzi Madidini
Il 2 Novembre 1904 moriva, a Torino, il Generale sabbionetano Giuseppe Ottolenghi. Solo un anno prima era Ministro della Guerra nel secondo Governo Zanardelli, assegnato alla prestigiosa carica nel 1902 direttamente dal Re Vittorio Emanuele III del quale era stato istruttore per le scienze militari. Era solo l’ultimo di una serie di incarichi rilevanti che Ottolenghi aveva ricoperto nella sua gloriosa e pluridecorata carriera militare e politica portandolo a diventare una figura di primissimo piano nella storia ebraica italiana ed europea.

Giuseppe Ottolenghi Giuseppe Ottolenghi Giuseppe OttolenghiDagli eroici esordi come volontario nelle campagne risorgimentali, alla lotta al brigantaggio, fino alla ristrutturazione dell’esercito dopo i disastri delle guerre in Africa, il suo contributo fu di grande importanza per l’unificazione ed il consolidamento dello Stato Italiano. Simbolo di compiuta integrazione religiosa, primo ebreo italiano a essere nominato generale e ministro della guerra, scorrendo la sua biografia si comprende l’eccezionalità della sua figura.

Gli Ottolenghi sono una delle più importanti famiglie ebraiche italiane. Sull’origine del nome della famiglia Ottolenghi (e delle relative varianti Ottolangui, Ottolengo, Langley, ecc…) ci sono almeno tre diverse ipotesi. La prima, che è anche la meno accreditata, la vuole originaria del Portogallo. La seconda afferma che si tratta di una famiglia askenazita (cioè proveniente dall’Europa centrale), discendente dai profughi della Comunità Ebraica di Ettlingen, nella regione tedesca del Baden, tra il XV ed il XVI secolo[1]; profughi che si stabilirono per la maggior parte in Piemonte. La terza ipotesi, formulata dal Prof. Vittore Colorni di Mantova, afferma che l’origine del cognome Ottolenghi è da riferirsi alla città romana di “Ottalengum” in Piemonte. Oggi due piccole cittadine in provincia di Alessandria hanno questo nome: Odalengo Piccolo e Odalengo Grande.

Nelle comunità di Asti, Acqui, Casale, Mondovì e Moncalvo gli Ottolenghi sono sempre stati molto numerosi. Ed è, infatti, da Acqui “Provincia del Piemonte” (l’attuale Acqui Terme, Alessandria) che proveniva il padre di Giuseppe, Aronne che sposò, nel 1824, la sabbionetana Gentile Forti appartenente alla locale importante famiglia ebraica.

A Sabbioneta i primi ebrei erano arrivati nel 1436 e la comunità aveva sempre dato un notevole contributo alla città. Ricordiamo la stamperia ebraica che operò nella seconda metà del ‘500 che contribuì in modo decisivo alla diffusione della letteratura giudaica in Europa. Nei primi decenni del XIX secolo la comunità ebraica di Sabbioneta era ancora numerosa (nel 1848 i membri erano quasi duecento) tanto che proprio nel 1824, anno del matrimonio dei genitori di Giuseppe, fu costruita la nuova Sinagoga. E’ proprio in questi anni che, oltre a Giuseppe Ottolenghi, nasce un altro grande ebreo sabbionetano, il Prof. Pio Foà, medico di gran fama che diventerà, come Ottolenghi, senatore.

Dal registro dei Matrimoni della Comunità Ebraica di Sabbioneta (che è conservato nella locale Biblioteca Comunale) apprendiamo numerose informazioni relative al matrimonio dei genitori di Giuseppe:
Giorno: 12 Marzo 1824.
Sposo: Ottolenghi Aronne, nato il giorno 1 Dicembre 1797 in Acqui ed ivi domiciliato provincia del Piemonte, negoziante, israelita, celibe)
Sposa: Forti Gentila Ester, nata nel giorno 17 Ottobre 1805 in Sabbioneta, israelita, celibe

Padre dello sposo: Manuel Salomon Ottolenghi, di Acqui, negoziante.
Madre dello sposo: Giuditta de’ Benedetti, di Casale, negoziante (defunta).
Padre della sposa: Forti Abram, di Sabbioneta, possidente.
Madre della sposa: Cantoni Lea, di Bozzolo, possidente.

Testimoni: Pincherle Jacobe di Verona (possidente e ora domiciliato a Sabbioneta), Foà Leon di Sabbioneta, possidente.
Firmato Aronne Ottolenghi, sposo - Gentile Ester Forti, sposa

Con permesso dell’Imperial Regia Delegazione Provinciale del 4 Febbraio 1824.
Cerimonia presieduta da Sanson Levi, Maestro della “Comunione Israelitica” di Sabbioneta.
La famiglia Ottolenghi, apprendiamo sempre dagli stessi Registri, viveva nella casa di Contrada Giulia 70; qui nacquero Giuseppe e tutti gli altri figli di Aronne e Gentile.

Dalle recenti ricerche negli archivi e presso la famiglia attuale proprietaria, sappiamo che si tratta dell’abitazione che oggi ha il N° 54 di Via Vespasiano Gonzaga, situata a pochi metri dal palazzo della famiglia Forti.

Il grande immobile era di proprietà di Abram Forti, nonno materno di Giuseppe, già dal 1811.

E’ la stessa casa nella quale sarà successivamente ospitata, per un certo periodo, la famiglia Nievo. Infatti Antonio Nievo, padre dello scrittore Ippolito, era Pretore a Sabbioneta. Ippolito Nievo, nel 1852 scrisse il romanzo “L’Emanuele”, rimasto inedito e pubblicato solo nel 1991, dedicandolo all’amico sabbionetano Emanuele Ottolenghi, fratello di Giuseppe.
Giuseppe Ottolenghi

Nel “Registro delle nascite della Comunità Ebraica” di Sabbioneta (anch’esso conservato nella locale biblioteca) sono trascritti i seguenti dati relativi alla nascita di Giuseppe:

Nato il 26 Dicembre 1838, alle ore 4 antimeridiane.

Circonciso il giorno 2 Gennaio 1839, con il nome di Giuseppe Isacco, figlio legittimo.
Madre: Forti Gentilla, abitante in Sabbionetta, contrada Giulia, 70
Padre: Ottolenghi Aronne, abitante in Sabbionetta, contrada Giulia, 70
Si erano maritati li 12 marzo 1824 avanti il Maestro di Religione di questa comunità Israelitica.
Entrambi sono Israeliti e possidenti.
Padrini: Leone Isaia Norsa, possidente, abitante in Mantova, contrada Vicolo dell’Olio, 3027.
Michele Bonajuto Foà, abitante in Sabbionetta, contrada Belfiore, numero 145.
Giuseppe Ottolenghi
Aronne Ottolenghi e la moglie Gentila Forti, oltre a Giuseppe, ebbero altri sette figli.
Ne conosciamo i nomi, e la poco fortunata esistenza di alcuni di loro, grazie alle informazioni riportate sui libri delle nascite e delle morti della Comunità Ebraica di Sabbioneta:

Giuditta Anna: Nata a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 29 Maggio 1825; morta il 21 Luglio 1825. La bambina muore nella casa di Abram Forti ed è sepolta, il giorno stesso, nel locale cimitero degli Israeliti; come causa della morte è riportato: “convulsione non senza indizi di putrefazione”.
Salvatore: Nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, l’11 Luglio 1827. Padrino è Jacobbe Ottolenghi residente in Acqui, Contrada Nuova s.n.. Il neonato muore il 1 Agosto 1827 nella casa di Abram Forti ed è sepolto, il giorno dopo, nel locale cimitero degli Israeliti. Come causa della morte è riportato: “febbre ardente”.
Abramo: Nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 4 Novembre 1828.
Emanuele Salomon: Nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 2 Ottobre 1830.
Elena: Nata a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 20 Maggio 1841; morta a Sabbioneta il 4 Ottobre 1841.

La bambina muore nella casa di famiglia (Via Giulia, 70) ed è tumulata il giorno successivo nel Cimitero Israelitico di Sabbioneta. La causa della morte è indicata: “malattia di ventre cioè enterite”

Giacobbe: nato a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 30 Settembre 1842.
Adele Elena: nata a Sabbioneta, Via Giulia 70, il 24 Gennaio 1845.

Dopo la nascita di Adele Elena non ci sono più notizie documentali della presenza a Sabbioneta della famiglia.

A Sabbioneta nessun immobile era direttamente di proprietà degli Ottolenghi, la casa in cui risiedevano restò di proprietà di Abramo Forti fino al 5 Marzo 1847, in questa data è venduta a Salomone Foà.

Riteniamo che la famiglia Ottolenghi abbia lasciato Sabbioneta nel periodo tra il 1845 e il 1847 per ritornare in Piemonte, nei luoghi di origine di Aronne.

Non ci sono documenti che attestino successivi ritorni a Sabbioneta del Generale tranne che nel 1903, quando i concittadini decidono di celebrare Ottolenghi, e altri tre illustri sabbionetani, organizzando dei grandi festeggiamenti in loro onore.
Giuseppe Ottolenghi
Riportiamo, dal giornale dell’epoca, l’interessante cronaca dell'avvenimento[2].
«Anche il cielo terso ed azzurro ha voluto unirsi a noi a far più bella la festa odierna, a rendere più vivace il tricolore che sventola ovunque a profusione. Molte case sono orlate di ghirlande di verde. Lungo la via che dovrà percorrere il corteo si vedono scritti multicolori inneggianti ai cittadini illustri che si vuole onorare. Dal municipio, ornato di festoni di verzura e di arazzi, al verone centrale, furono tolti e collocati simmetricamente all'esterno i quattro cavalli, unici superstiti dei ventiquattro preesistenti. L'effetto è bellissimo. «Fin dalle prime ore del mattino coi primi treni tranviari da Mantova e da Viadana, in corrispondenza col cremonese, giungono centinaia di persone e verso le dieci tutti si avvicinano alla stazione per attendere l'arrivo del treno speciale. La stazione, recentemente abbellita di una tettoia, è imbandierata. La musica del 37° fanteria in alta uniforme intuona la Marcia Reale. Tutti si scoprono e da ogni parte erompono applausi. «S. E. Ottolenghi appare per primo sul terrazzino del vagone salon e saluta togliendosi il cappello. Lo seguono i professori De Giovanni, Foà, e l'on. Albertoni. Il Ministro ed il prof. De Giovanni più degli altri appaiono commossi. Salgono intanto a portare il saluto di Sabbioneta il sindaco dottor Filippi ed i membri del Comitato promotore dei festeggiamenti. «Col medesimo treno, scortato personalmente dal direttore della linea cav. ing. Sacchetti, arrivano il prefetto comm. Vittorelli con alcuni funzionari, il sindaco di Commessaggio dottor Cessi, che è salito in quella stazione in forma ufficiale a dare a S.E. il benvenuto, ed alcuni corrispondenti dei giornali di fuori. Anche a Gazzuolo il Ministro venne salutato da quel sindaco cav. Viglioli, recatosi con altre autorità locali a complimentarlo. «Nel recinto esterno della stazione aspettano quattro magnifici landeaux padronali messi a disposizione del Comitato. Noto anche il conte Cantoni Marca. La musica del 37° suona ininterrottamente la Marcia Reale, precedendo il corteo che muove al passo, ed entra dalla porta XX settembre, avviandosi al Municipio.
Giuseppe Ottolenghi
«Nella sala del Consiglio alcuni membri del Comitato ed uno splendido gruppo di signorine che, vere fate benefiche hanno organizzato la fiera, pro refezione scolastica, la quale sarà più tardi inaugurata. Appena entrati gli ospiti viene servito un vermout d'onore ed il Sindaco legge alcuni telegrammi di adesione ed un ordine del giorno della Giunta che interprete del sentimento dei nostri amministrati, esprime agli illustri conterranei la soddisfazione del Comune di vederli riuniti entro le patrie mura, l'orgoglio di poterli chiamare concittadini e l'augurio di lunga e prosperosa vita ad onore e vantaggio della patria e dell'umanità. Rispondono brevi parole, vinti dalla commozione, il Ministro, e poi i tre professori fra i più nutriti applausi di tutti i convenuti. «A mezzogiorno, guidati dal Sindaco e dal Comitato, il Ministro e gli ospiti si recano a visitare i monumenti patrii Ahi! Troppo trascurati ed offesi dal tempo e raccolgono la unanime raccomandazione di adoperare la loro influenza perché possa finalmente escogitarsi qualche provvedimento atto a porre un freno a tanto deplorevole decadimento. Seguono brevi visite agli istituti locali di beneficenza e S.E. è ospite per pochi minuti del cav. Emilio Forti, accettandone il cortese invito per rendere omaggio alla defunta madre sua che, com'è noto, era una Forti. «Nel salone d'entrata al primo piano del Municipio, ha poi luogo, alle ore 14, il banchetto di centoventi coperti. Siedono alla tavola d'onore i quattro concittadini onorandi col prefetto comm. Vittorelli, il Sindaco, il Tenente colonnello Tezzoli, del 69° reggimento in divisa, il giudice conciliatore sig. Casara, il segretario ed altri notabili. Il banchetto procede ordinato ed inappuntabile. Al dessert, ad un saluto del Sindaco e del sig. Casara, risponde il Ministro ripetendo i suoi ringraziamenti ed augurandosi che la concordia che ha regnato nel preparare questo giorno, sia arra sicura di unione all'unico fine del benessere della terra comune.

Alla fine del banchetto avvenne un curiosissimo fatto. Tutti i commensali, armati di cartoline illustrate portanti le quattro effigi degli ospiti festeggiati, si precipitarono alla tavola d'onore a ritirare da ciascuno la firma autografa: il che prova che la mania collezionista ha invaso il mondo, anche nei suoi più umili recessi e vi sono ancora persone pazienti e compiacenti! «Il Ministro venne avvisato, alle 16,30, che il treno speciale che doveva condurlo a Ponte Maiocche era pronto. Riformatosi il corteo del mattino, preceduto dalla musica ed accompagnato da innumerevole folla, S.E. giunse alla stazione. Accomiatatosi dal Sindaco e dal prof. Albertoni, salì sul treno ove presero posto il comm. Vittorelli ed i proff. De Giovanni e Foà, che vollero accompagnarlo sino alla vicina stazione, donde poi proseguiva per Casalmaggiore. Al momento della partenza, mentre un entusiastico saluto lo acclamava, S.E. era visibilmente commosso. Nel pomeriggio continuarono a svolgersi gli altri numeri del programma dei festeggiamenti ...».

Ritornando alla vita privata del Generale sappiamo che iniziò a frequentare l’Università di Torino ma poi, nel 1859, lasciò per entrare all’Accademia Militare di Ivrea. Non ci sono documenti certi di altre attività in ambito universitario. Sarà invece nominato professore; dal 19 Agosto del 1871, alla cattedra d’arte e storia militare presso la scuola di Fanteria e Cavalleria (Accademia Militare di Modena).

In questo periodo scrive il trattato «Tattica e operazioni speciali» che, come afferma Agosta del Forte in “Illustri Sabbionetani”: <<è prettamente di argomento militare, ed è frutto, oltre che di studi appropriati sull'arte della guerra, come è venuta a manifestarsi, attraverso i tempi e le diverse circostanze in cui gli eventi militari si verificarono, anche della pratica fatta dall'Ottolenghi sui campi di combattimento, e nella meditazione sugli errori del passato, e di quelli di cui era stato testimonio, senza avere ancora l'autorità di porvi rimedio.>>

Resterà all’Accademia di Modena solo un paio di anni, con una piccola interruzione, proseguendo poi la carriera militare.

Giuseppe si sposò il 25 Febbraio 1877 (come riportato nella “Copia dello Stato di Servizio”), con la S.ra Elisa Segre, vedova De’ Benedetti; non ci sono notizie documentali di eventuali figli della coppia.

Il Generale muore a Torino nella sua abitazione, alle ore 00:30 del 2 Novembre 1904. Il mattino successivo il Prefetto di Torino Gasperini comunicava, con un telegramma, la dolorosa notizia al Presidente del Senato. I funerali hanno luogo Venerdì 4 Novembre 1904 alle ore 14; la salma del defunto viene trasportata direttamente dall’abitazione al Cimitero come si legge sul telegramma inviato al Presidente del Senato, alle ore 14:40 del 2 Novembre 1904, dal comandante interinale del Corpo d’Armata, Tenente Generale Emanuele Filiberto di Savoia.

Riportiamo il discorso in commemorazione dell'Ottolenghi, fatto al Senato il 3 Dicembre 1904 dal Presidente On. Tancredi Canonico:

<<In età ancor verde e nella vigoria delle sue forze moriva improvvisamente il 2 Novembre in Torino il Generale Giuseppe Ottolenghi, nato a Sabbioneta nel mantovano il 26 Dicembre 1838. Brillante e valoroso ufficiale, di forte ingegno, di una scrupolosa esattezza nell’adempimento del proprio dovere, pronto sempre ad assumere sopra di sè tutte le responsabilità, la sua vita fu un servizio zelante e non interrotto alla Patria ed al Re. Cominciati i suoi studi all’Università di Torino, li lasciò nel 1859 per entrare alla Scuola militare di Ivrea; ed in quello stesso anno, al cominciare della campagna, fu nominato sottotenente. Portabandiera all’assedio di Gaeta, venne colpito da una palla di moschetto al fianco destro e meritò la medaglia al valor militare. Nel 1863 era già capitano di stato maggiore. Un’altra medaglia al valor militare si guadagnò nel 1864 combattendo il brigantaggio. In un improvviso e serio conflitto, assunse il comando di alcuni riparti di fanteria e di cavalleria, ebbe ucciso il cavallo, fu ferito al braccio ed al petto: ma l’azione da lui comandata sortì un pieno successo. Un altro cavallo ucciso sotto di sè ed un’altra ferita egli ebbe nel 1866, quando, per salvare il Gen. Brignone in pericolo a Monte Croce, prese il comando dei carabinieri e delle guide che erano al suo seguito e caricò il nemico. Venne allora fregiato della croce di cavaliere dell’ordine militare di Savoia. Promosso maggiore, insegnò la storia dell’arte militare nella scuola di Modena. Rientrato nello Stato Maggiore e fatto poco dopo Colonnello, salì per tutti i gradi fino a quello supremo di Comandante di Corpo d’Armata. Nominato Senatore e Ministro della guerra nel 1902, lasciò il portafoglio al finir d’Ottobre del 1903. Nel 1869 era stato mandato ad assistere alle grandi manovre di Châlons, che erano allora di non piccola importanza: e nel 1878-80 lavorò attivamente nella Commissione internazionale per la delimitazione della frontiera turco-montenegrina. Rigido nella disciplina, ma pieno di cuore, i soldati lo stimavano ed amavano; perché sotto la severità esteriore, sentivano sempre in lui la giustizia e la bontà. L'esercito ha perduto in lui un prode e dotto ufficiale; la patria un servitore zelante, il Senato un collega apprezzato e carissimo.>>

La carriera militare e politica
Il 27 Febbraio 1859 Giuseppe Ottolenghi si arruola volontario nell’esercito Piemontese e inizia la carriera come allievo dei corsi nella “Reale Accademia di Ivrea”. L’arruolamento volontario di Giuseppe non deve stupire in quanto gli ebrei parteciparono con entusiasmo ai moti risorgimentali in segno di riconoscimento dell’atto di emancipazione del 1848 con il quale il re Carlo Alberto riconobbe agli ebrei piemontesi uguaglianza di diritti con tutti gli altri sudditi. Nelle file dei garibaldini nel 1848-1849 combatterono duecento di loro.

Ottolenghi si aggiunge ad altri personaggi illustri italiani di origine ebrea che hanno lasciato una traccia profonda nella cultura, nella politica e nell'esercito del nostro Paese. A partire dal 1848 si arruolarono nell'esercito sardo come volontari 235 ebrei, saliti a 260 nella campagna del 1859. Nel 1860 entrarono nelle scuole militari di reclutamento 28 allievi ufficiali ebrei, seguiti negli anni successivi da molti altri, tanto che l'annuario 1895 del Regio Esercito annoverava 700 ufficiali, in servizio attivo permanente o in ausiliaria, di religione ebraica nel Regno di Sardegna i cittadini sardi, e poi quelli Italiani dopo il 1860, di origine ebraica si inserirono completamente nel contesto della società contemporanea e molti di loro entrarono nei ranghi dell'esercito, distinguendosi spesso per intelligenza, per patriottismo, per capacità[3].

L’11 Aprile del 1859 Ottolenghi è il primo ebreo italiano ad essere ammesso al Corso Allievi Ufficiali dell’Esercito; è nominato sottotenente ed assegnato al 17° Reggimento di fanteria. Persona colta, abile e attiva, il 27 Luglio dello stesso anno fu promosso sottotenente nell'Arma di Fanteria e tenente l'anno successivo.
Il 12 Novembre 1860 è ferito al fianco destro da una palla di moschetto durante l’assedio di Gaeta (episodio questo che segnò la fine del dominio dei Borboni nell’Italia del sud). In questa occasione è decorato con la prima medaglia al valore. Il 12 Marzo 1863 viene promosso al grado di Capitano e destinato al Corpo di Stato Maggiore; l’anno dopo inviato in Sicilia.
Il 30 Maggio 1864 rimane ferito al braccio destro ed al petto da due grossi pallini detti “caprioli” nella repressione del brigantaggio a S. Ilario (Basilicata); ottiene la seconda medaglia al valore. Il 14 Ottobre 1864 presta giuramento di fedeltà in Avellino. Il 23 Giugno 1866 si distingue nella battaglia di Custoza (Verona) e il giorno successivo a quella di Monte Croce, sempre nel veronese.
Nell’Agosto 1869 è mandato ad assistere alle grandi manovre dell’esercito francese a Châlons, presso il confine con la Germania, al tempo molto importanti, che si svolgevano alla presenza di Napoleone III. Il 9 Novembre 1872 è promosso Maggiore e destinato in Sicilia al 62° Reggimento Fanteria. Il 31 Maggio 1877 è nominato capo di stato maggiore della 2^ divisione militare territoriale di Alessandria.
L’8 Aprile 1879 entra a far parte della commissione internazionale che si occupa della soluzione del conflitto turco e della frontiera turco-montenegrina. L’incarico internazionale di grande rilievo affidato all’Ottolenghi dal Governo Italiano mette in risalto l’importanza che il generale sabbionetano aveva nell’esercito e le sue apprezzate capacità, anche diplomatiche.
Il 20 Maggio 1880 ritorna al comando del Corpo di Stato Maggiore a Roma. Nel Novembre e Dicembre 1880 è inviato nuovamente in missione in Montenegro. Il 13 Ottobre 1882 è costituito, a Torino, il 4° reggimento Alpini e il gruppo Artiglieria Aosta; Ottolenghi ne è il comandante dal 1° Novembre.
L’8 Aprile 1888 è nominato Colonnello Brigadiere Comandante la Brigata di Fanteria “Re” di stanza a Roma. Il 14 Aprile 1889 è il primo ebreo italiano a rivestire i gradi di Maggiore Generale. Dal 1889 al 1991 è addetto all’istruzione del principe ereditario (il futuro Re Vittorio Emanuele III) come insegnante di materie militari.
Il 13 Gennaio 1895 perviene al grado di Tenente Generale. Il 16 Febbraio 1895 è trasferito a Torino come comandante della Divisione Militare Territoriale di Torino. L’8 Luglio 1899 assume il comando del XII Corpo d’Armata di Palermo. Il 16 Aprile 1902 è Comandante del IV Corpo d’Armata.
Il 14 Maggio 1902 il Tenente Generale Giuseppe Ottolenghi viene nominato, con decreto reale, “Ministro Segretario di Stato per gli affari della Guerra” nel 2° Governo Zanardelli al posto del dimissionario conte Gustavo Ponza di San Martino. La sua nomina fu particolarmente significativa perché all'epoca la scelta dei ministri militari era di competenza dalla corona.
Il giovane Re Vittorio Emanuele III, evidentemente, aveva apprezzato l'insegnamento ricevuto dall'Ottolenghi e non aveva dimenticato quel generale forse un po’ “pignolo”, ma certamente intelligente e preparato che lo aveva comandato, alcuni anni prima, a Napoli.

Il giorno successivo, nell’udienza del 15 di Giugno, Sua Maestà il Re lo nomina Senatore del Regno.

Dagli Atti del Senato del 23 Maggio 1903 apprendiamo della comunicazione ufficiale della nomina da parte del Presidente Saracco. Nella stessa seduta Ottolenghi presta giuramento e presenta immediatamente un disegno di legge relativo alla leva sui nati nel 1882.

Resterà Ministro per soli 18 mesi (in quegli anni i Governi avevano vita breve) per cui non poté incidere in profondità sulla struttura dell'esercito. La situazione politica internazionale del tempo non faceva presagire una prossima minaccia di guerra e i governi avevano altre priorità di spesa.

Il ministro Ottolenghi tentò di migliorare i criteri di reclutamento nell’esercito, il problema militare più importante per i tempi. Da anni infatti lo Stato Maggiore italiano sollecitava il ministero della Guerra per l'approvazione di una nuova legge di reclutamento che riducesse il periodo di ferma a due anni. Ciò avrebbe portato ad un aumento del numero dei giovani che ogni anno venivano arruolati e ad un aumento delle riserve istruite. L’intento era di abbandonare il sistema di reclutamento nazionale per quello regionale per rendere più rapida la mobilitazione. Si sarebbe voluto inoltre l’abolizione dell’istituzione del volontariato di un anno, dimostratosi del tutto inutile come fonte di reclutamento per gli ufficiali di complemento.

Il Parlamento non approvò i progetti di legge del ministro Ottolenghi, privilegiando i ceti più agiati; Ottolenghi accettò il voto delle Camere senza polemiche. Il tentativo di Ottolenghi di riformare l’esercito sta però a dimostrare la lungimiranza e la competenza del generale (le stesse proposte saranno approvate alcuni anni dopo), come pure il profondo rispetto per le decisioni del Parlamento.

L’Archivio Storico del Senato di Roma conserva gli atti contenenti i discorsi di Ottolenghi davanti all’Alto Consesso tra il 12 Giugno 1902 e il 1 Luglio 1903.

Tra l’altro segnaliamo le “Disposizioni per la leva sui nati nel 1882”, il “Bilancio del Ministero della Guerra”, le “Disposizioni relative ai quadri degli ufficiali”, le “Modifiche alle leggi sull’ordinamento del Regio Esercito”, l’”Istituzione dei farmacisti militari di complemento”, la “Commemorazione del Sen. Luigi Cremona”, lo “Stato della previsione della spesa del Ministero della Guerra”.

Il 13 Novembre 1902 decise, con Decreto pubblicato sul Giornale Militare Ufficiale, l’adozione dello sci per i reggimenti alpini. Tale decisione contribuì non poco alla diffusione della pratica dello sci di fondo.

Nel periodo del suo ministero furono anche acquistate, nel 1903 dalla FIAT, le prime vetture con motore a scoppio. Sempre nel 1903 viene costituito il “nucleo macchinisti militari addetti alla condotta delle automobili”.

Il 29 Ottobre 1903 cessa l’incarico di Ministro della Guerra a causa della caduta del governo Zanardelli, nel successivo governo Giolitti il Ministro sarà Ettore Pedotti.

Il 1 Dicembre 1903 il generale Ottolenghi rientrò nei ranghi effettivi dell'esercito. Assunse il comando del I Corpo d’Armata di Torino in sostituzione del Generale Valles. Era un comando di grande prestigio perché a quel tempo la Francia era considerata una Nazione potenzialmente nemica e sul I corpo d'armata gravavano gravose incombenze di pianificazione operativa e di organizzazione logistica.

E’ l’ultimo incarico di prestigio perché pochi mesi dopo muore, in servizio a Torino, per “affezione cardiaca”.

La carriera militare di Giuseppe Ottolenghi è costellata delle decorazioni ed onorificenze più importanti del Regno d’Italia[4]:

  • Medaglia francese commemorativa della Campagna d'Italia del 1859.
  • Medaglia d'argento al Valor Militare «per essersi distinto durante l’assedio di Gaeta il 12 Novembre 1860» [decreto reale del 1 giugno 1861].
  • Medaglia d'argento al Valor Militare «per essersi distinto nella repressione del brigantaggio a S. Ilario (Basilicata) il 30 maggio 1864» [decreto reale del 30 aprile 1865].
  • Autorizzato a fregiarsi della medaglia per le guerre combattute per l'Indipendenza e l’Unità d'Italia, con le fascette delle Campagne 1859, 1860-61, 1866.
  • Decorato della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia (oggi d’Italia) «pel sangue freddo, prontezza ed intelligenza con cui sotto il fuoco faceva eseguire gli ordini del Generale. Caricava volontario su Monte Croce, con i plotoni riuniti delle Guide e dei RR. Carabinieri addetti al Quartiere Generale il 24 giugno 1866» [decreto reale nr 120bis del 6 dicembre 1866].
  • Decorato della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia il 27 Aprile 1870.
  • Decorato della Croce di Cavaliere dell’Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro, il 27 gennaio 1878.
  • Decorato della Croce d’ufficiale dell'Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro, della Corona d'Italia il 15 Gennaio 1880.
  • Decorato della Croce di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia il 31 Gennaio 1881.
  • Autorizzato a fregiarsi della medaglia col motto “Unità d’Italia 1848 – 1870” il 26 Aprile 1883.
  • Decorato della Croce di Grand’Ufficiale dell’ordine della Corona d’Italia il 28 Dicembre 1893.
  • Decorato della Croce di Commendatore dell’Ordine di SS. Maurizio e Lazzaro “in considerazione di lunghi e buoni servizi” il 21 Gennaio 1897.
  • Autorizzato a fregiarsi della Croce d’Oro sormontata da Corona Reale per anzianità di servizio il 15 Dicembre 1900.
  • Nominato cavaliere di Gran Croce decorato del Gran Cordone dell’Ordine della Corona d’Italia il 27 Dicembre 1900.
  • Decorato della Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro il 31 Maggio 1901.
Hanno detto di lui …
La straordinaria vita di Giuseppe Ottolenghi è stata commentata da numerosi studiosi. Riportiamo queste opinioni e commenti perché li riteniamo utili per la comprensione della sua personalità, della sua opera e del suo pensiero.

<<un silenzioso, ma importante, protagonista dell'organizzazione del giovane regno italiano, in un settore assai delicato dell'ordinamento statale: quello militare. Ed il suo contributo fu assai positivo, soprattutto in certe circostanze, proprio perché era frutto di esperienze vissute: con eroismo sui campi di battaglia risorgimentali, poi nella quotidiana consuetudine con le truppe in tempo di pace, negli incarichi di fiducia in Italia e all'estero; in fine nell'incessante aggiornamento culturale, personale ed attraverso l'insegnamento nella scuola militare: due medaglie d'argento al valor militare, le più alte onorificenze, l'amicizia e la stima del re e dei più seri generali del tempo, la nomina a Senatore per meriti acquisiti, sono le prove più evidenti e significative del valore di un'esistenza intensa e di una personalità di rilievo>>[5]

<<Fu un militare modello, uno spirito eletto e attivissimo, una fibra coraggiosa ed audace, una mente positiva educata alle grandi iniziative>>[6]

<<Era allora comandante della Divisione di Torino il Generale Ottolenghi, ottima persona, eccellente militare, attivissimo, inframmettente più del necessario; ma forse allora, per la inerzia e l’incapacità di alcuni grandi della gerarchia, era necessario che i superiori scendessero a particolari del mestiere che in altri tempi sarebbe stato meglio avessero lasciato ad altri>>

<<Un altro dell’Olimpo torinese era il Generale Ottolenghi, intelligente, attivo, eccellente comandante in montagna, ma il vero tipo di ciò che militarmente dicesi “pignolo”>>.[7]

<<Uomo probo, generale attivo e competente, ministro risoluto ad esercitare le competenze proprie, ma rispettoso delle prerogative del potere legislativo, questo in sintesi è il giudizio che ritengo di poter esprimere sul generale Ottolenghi.>>[8]

I rapporti con il principe ereditario Vittorio Emanuele di Savoia.
Singolari e divertenti sono le affermazioni che il futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele di Savoia scrive nel carteggio con il Generale Osio a proposito di Ottolenghi. Mentre il Generale è il Comandante della Brigata Re, il giovane Vittorio Emanuele (poco più che ventenne) è Comandante di Corpo, a Napoli, nella stessa Brigata e quindi ne riceve gli ordini. Nelle innumerevoli lettere che il Principe Ereditario scrive al Generale Osio, suo ex “governatore”, numerosi sono gli accenni all’Ottolenghi. Tra le lettere anche una della Madre del Principe ereditario, la Regina Margherita di Savoia, che accenna al comandante ebreo del figlio.

Ne scaturisce un insolito rapporto di amore-odio; Vittorio Emanuele critica, spesso anche vigorosamente Ottolenghi e la sua leggendaria pignoleria, per riconoscerne però immediatamente dopo, le grandi capacità.

<<Abbiamo avuta una ispezione del Gen. Comandante la Brigata alla nostra fanfara ed alla nostra musica. E’ venuto – Ottolenghi – in quartiere solo una volta dacché ho il comando io, e quella sola volta ha veduto le trombe, e le ha vedute impiegandovi due ore! I comandanti di corpo ”devono avere la massima iniziativa”; Oddone ed io non sappiamo troppo cosa voglia dire questa parola; non passa quasi giorno senza una prescrizione nuova della Brigata, intorno al servizio interno, ecc..., ecc..., ecc…>>

<<A proposito della iniziativa lasciata a me ed a Oddone dal comune nostro Duce: Le dirò che egli non solo fa circolari su tutto (“su come i Caporali Trombettieri devono impugnare il tromboncino in Sibemol”, p. es.)! Ma vuol vedere; pochi giorni fa ha largamente grandeggiato il sottoscritto ed il suo Aiutante Maggiore in 1.a perché nelle “lucernette da leggii” della musica, non vi erano delle candele della forma da lui voluta ! Cosi ha occupato per 20 minuti tutti gli Ufficiali Superiori del Corpo per concludere nulla di nulla !>>

<<Il Gen. Ottolenghi poi ha anche contribuito al poco interessarsi di tutti, facendo tutto lui e lasciando, secondo quanto purtroppo è suo costume, poca o meglio nessuna iniziativa a suoi dipendenti compresi i due Comandanti di Brigata, Bruschi dell’89.o ed io.>>

<<Ottolenghi si agita, ieri mattina a San Potito ci ha tenuto un’ora per sentire una critica sulla manovra sulla carta Reggimentale, e poco fa fu a Capodichino per un’oretta a vedere il Reggimento.>>

<<Rientrato a Napoli ho avuto in 10 giorni 3 visite del Duce; una fra le altre di quasi due ore ai cappotti e alle giubbe delle reclute del 1.o Battaglione.>>

<<Domani forse verrà il mio Duce, che ci donerà l’inestimabilissimo supremo piacere della sua presenza, temo per tre giorni: povero Maccabeo! Chi gli avrebbe mai detto che un suo +/- discendente si sarebbe occupato della ballistite!>>

<<Sto passando l’esame alle mie Compagnie, giacchè per il 10 di Giugno avrò l’esperimento del Comandante la Brigata, il quale da alcuni giorni come Dio vuole è a Perano ove se lo gode tutto quanto povero Oddone del 2.o; non mi creda indisciplinato; solo a lei parlo così; bisogna vedere per credere le grane che Ottolenghi sa piantare in ogni genere di cose; non ne ha idea; è spaventosamente piccolo in tutto, e finisce per occuparsi di un mucchio di cosette di cui alla Brigata Acqui forse si occuperanno gli Aiutanti Maggiori e quando proprio non sapranno cosa fare di meglio.>>

<<Al Campo Fisso, Corvetto, “l’uomo che si agita”, voleva farci fare ben 5 esercitazioni notturne, ma Bugliolo ha ottenuto di farne solo due.>>

<<Voglio studiarvi il libro del Macchabei in omaggio al Generale di mio figlio; vedo che è spingere lontano l’amore milito-materno ma veramente è da gran tempo che volevo leggere la storia dei Macchabei e solo la stampa così fine delle bibbie moderne me ne aveva trattenuta.>>[9]

<<La sola cosa che non so e non posso riuscire a digerire è “cul Cristo d’un ebreo” (così lo chiamava povero Oddone del 2.o); avrà capito a chi alludo. E’ difficile rompere le tasche come il nostro duce le rompe a Serafini ed a me. E per colmo di sventura il Gen.le Corvetto lo ha messo a dirigere la manovra sulla carta di Presidio; si figuri che grana … se le raccontassi tutte le grane che quell’uomo mi dà non la finirei più, dunque è meglio che la faccia finita e non ne dica più nulla. Con tutto ciò sono felicissimo di comandare ancora il mio 1.o.>>

<<Un sergente capoposto ad una polveriera fu colto senza cinturino e tutto sbottonato, tutti gli uomini del posto dormivano;  il Sergente è di cattiva condotta e recidivo in tale mancanza; sapendo la pietà delle autorità superiori mi limito ad infliggergli 30 gg (15 e 15) di sala; e poi l’autorità talmudica e tutoria non ha potuto a meno che dire poveretto, ecc… ecc… ecc … Non aggiungo altro; penserà quanta rabbia ne abbia avuto; eppure Ottolenghi è una persona brava, intelligente, colta, valorosa, e anche simpatica !>>

<<Al Reggimento gran lavoro per prepararci all’esperimento di mobilitazione; ho però la terribile idea di Ottolenghi “che mi pesa sul cuore”. Del resto tutto procede regolarmente, ed i miei hanno fatto ottima figura alla Rivista di Presidio.>>

<<Giuseppe Ebreo è ora Comandante Int.le della Divisione, e prende il suo interim sul serio; le grane si moltiplicano ogni giorno di più.>>

<<L’esperimento di mobilitazione è andato molto bene; non lo devo dire io ma è stato così quantunque si abbia avuto (ahi! troppo spesso!!!) in quartiere la grande anima agitantesi nel vuoto dell’invitto nostro duce.>>

<<Domani, il 30, ed il 1.o abbiamo le nostre esercitazioni di tiro tattico; mi auguro ardentissimamente che il 1.o Maggio tenga inchiodato a Napoli il novello Maccabeo, visto che combatteremo contro i cartelloni e non contro i nemici d’Israello. Al reggimento del resto non vi è nulla di nuovo.>>

<<Cominciano già a fioccare gli ordini per le Grandi Manovre, e le circolari del nostro Ottolenghi sul nuovo Servizio Interno, regolamento che al sottoscritto ha fatto poca buona impressione.>>

<<Malgrado il gran caldo si lavora tutti molto. Specialmente ora che per 70 giorni il Generale Ottolenghi è Con.te Interinale della Divisione; quasi ogni settimana abbiamo marce o manovre di presidio, le quali in genere offrono ben ben poco interesse. Al Reggimento ci occupa il nuovo Servizio Interno, il quale non funziona tanto male.>>

<<Al Reggimento non ho nulla di nuovo, meno che Ottolenghi ci fa lavorare più del solito, ma in modo istruttivo e qui quindi nessuno si lagna.>>

<<Alla Brigata ho nulla o quasi nulla di nuovo; mi dispero vedendo quante cose ci sarebbero da raddrizzare nei due Reggimenti (e specialmente al 24.o) e quanto poco si può intervenire senza aver l’aria di fare l’Ottolenghi.>>

<<Ottolenghi è direttore di una manovra logistica sulla carta; è una cosa davvero istruttiva ed interessante; io vi assisto sempre volontariamente;>>

Gli aneddoti
Nel libro “La vita di un ufficiale italiano sino alla guerra”, il Generale Eugenio de Rossi racconta due episodi divertenti della vita di Ottolenghi.

<<Era allora comandante della Divisione di Torino il Generale Ottolenghi, ottima persona, eccellente militare, attivissimo, inframmettente più del necessario; ma forse allora, per la inerzia e l’incapacità di alcuni gradi della gerarchia, era necessario che i superiori scendessero a particolari del mestiere che in altri tempi sarebbe stato meglio avessero lasciato ad altri. Dunque il Generale Ottolenghi esigeva che i capitani conoscessero per nome i loro soldati e che alle manovre ed alle esercitazioni li chiamassero con quello e non con un numero, come il regolamento prescriveva, per una curiosa sopravvivenza dei tempi nei quali i militari avevano un nome di guerra e non un cognome proprio. Un giorno il Generale si trovava a seguire, dall’alto del suo cavallo, le evoluzioni della scuola di compagnia che il collega C… di C… faceva al suo reparto. C… di C… per mostrare di conoscere i suoi uomini avrebbe dovuto interpellare ora l’uno ora l’altro di essi quando si fossero mostrati in difetto: ma ricordando solo il nome del suo attendente, chiamato Baridone, lo applicava a questo e quello gridando: <<Su la testa, Baridun! Avanti, Baridun! Tenete bene il fucile, Baridun!>> ecc… ecc… sino a che il Generale esclamò: <<Ma questo Baridun merita di essere istruito a parte! Capitano! Fermi la compagnia che voglio vederlo! Venga fuori Baridun!>>

Ma nessuno si mosse.

Allora il Capitano si approssimò al Generale e con voce sepolcrale disse: “Baridun è il mio attendente!”.

“Sta bene, - rispose Ottolenghi - non la felicito per la scelta, tuttavia non è una ragione perché io non debba conoscerlo”.

“Il male è, - dichiarò allora C… di C…, - che è rimasto a casa!”>>.

<<Si narrava che il giorno del congedo del suo attendente, Ottolenghi lo richiedesse dell’opinione che i soldati avevano di lui generale. L’attendente rimase alquanto dubbioso e poi disse: “Voi siete buono e capace, ma di un pelo fate un palo!”>>[10].

Bibliografia
  • Tattica e operazioni speciali [Di Giuseppe Ottolenghi - Modena, Tipografia Sociale, 1873, 2 Voll. in – 8. pp. VIII – 456, 203]
  • Illustri Sabbionetani [Enrico Agosta del Forte, Sabbioneta, 1981, Tipografia “La Sabbionetana”]
  • Sabbioneta e il suo comune, dalle origini al 1980 [Enrico Agosta del Forte, Sabbioneta, 1981, Tipografia “La Sabbionetana”]
  • Sabbioneta, piccola Atene [Gian Francesco Marini, Casalmaggiore, 1914, Giovanni Toscani Editore]
  • La giovinezza di Vittorio Emanuele III nei documenti dell'archivio Osio [a cura di Mario Bondioli Osio - Milano : Simonelli, 1998; 842 p.]
  • La crisi morale dell’esercito [G. Borelli, Roma, 1908.]
  • Dizionari del Risorgimento Nazionale [Rosi M. – Milano – Vallardi 1930 e 1933 – quattro volumi]
  • La vita di un ufficiale italiano sino alla guerra [Gen. Eugenio de Rossi - A. Mondadori Milano - 1927]
  • Ministri del Regno d’Italia [Amedeo Moscati – 1957]
  • Volontari, cospiratori, garibaldini del Risorgimento mantovano 1848-1867 [Antonietta Ilari - / presentazione di Aronne Verona. - Mantova : (s.n.), 1982. - X, 122 c. ; 30 cm]
  • Guida all’Italia ebraica [Annie Sacerdoti, Marsilio editori]
  • Jewish encyclopedia; Vol. IX; Pag. 449 [Isidore Singer and Umberto Cassuto]
  • Isacco Artom e gli ebrei italiani dai risorgimenti al fascismo [a cura di Aldo A. Mola - Prefazione di Luigi Florio, Ed. Bastogi – Foggia 2002]
  • I militari di origine ebraica nel primo secolo di vita dello stato italiano [Di Alberto Rovighi, edito dall’Ufficio Storico dell’Esercito, 1999, Roma]
  • Sito www.ippolitonievo.info [per le informazioni relative allo scrittore Ippolito Nievo]
Abstract
Italian general; born at Sabbioneta 1838; died at Turin 1904.

He was the first Italian Hebrew made brigadier-general in 1889; commandant of the division of Turin in 1895; commandant of the fourth army corps in 1902; minister of war 1902-1903; senator of the kingdom; and commandant of the first army corps, 1903-1904.

Note
[1] Diversi sono i siti Internet dedicati alla famiglia Ottolenghi, suggeriamo di visitare http://www.ottolenghi.org/, www.geocities.com/ottolangui2002/, www.genealogytoday.com/surname/finder.mv?surname=ottolangui.
[2] Il testo è tratto dal libro “Illustri Sabbionetani” di Agosta del Forte.
[3] Queste ultime notizie sono tratte dal libro “I militari di origine ebraica nel primo secolo di vita dello Stato Italiano” di A. Rovighi.
[4] L’elenco ci è stato gentilmente fornito dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito di Roma
[5] E. Agosta del Forte in “Illustri Sabbionetani”
[6] Gian Francesco Marini in “Sabbioneta, piccola Atene”
[7] Eugenio de Rossi in “La vita di un ufficiale italiano sino alla guerra”
[8] Oreste Bovio in “Giuseppe Ottolenghi, Ministro della Guerra di Vittorio Emanuele III”
[9] Margherita di Savoia, Regina d’Italia e madre del futuro Vittorio Emanuele III
[10] La vita di un ufficiale italiano sino alla guerra Gen. Eugenio de Rossi - A. Mondadori Milano – 1927

Ringraziamenti
Associazione Pro Loco Sabbioneta, Comune di Sabbioneta, Comunità Ebraica di Mantova
Ufficio Archivio Storico del Senato della Repubblica, Roma
Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma
Archivio Storico della Camera dei Deputati, Roma
Sig. Umberto Maffezzoli, Sig. Vittorio Rossi, Sig.ra Benecchi Alessandra