Alexandro Lisca
Vita Vespasiani Gonzagae Sablonetae Dvcis etc.
  Alessandro Lisca
Vita di Vespasiano Gonzaga Duca di Sabbioneta etc. [traduzione di Giovanna Campanini]
Vespasianus Gonzaga, splendidissimis natalibus ortus, parentem habuit Aloysium, qui ob incredibiles corporis vires, Rodomons appellatus, non tàm Martis, quàm Musarum alumnus, et militaribus viris, et sui saeculi vatibus, miraculo fuit, cum omnes et viribus, et virtute, longe praecelleret . Mater Isabella Columna, Vespasiani filia, magni Prosperi neptis, praeclara pudicitia insignis, et in qua facilè priscam Romanorum matronarum animi, celsitudinem agnosceres, eum Fundis peperit, octavo idus Decembris anni MDXXXI . Apud Iuliam Gonzagam, quae omnes aetatis suae foeminas corporis pulchritudine supergressa, pudicissimis moribus, caeterisque singularibus animi dotibus farmae gloriam superavit, usque ad decimum quartum aetatis annum, admirabili cum disciplina educatus, in Hispaniam missus, inter parvulos, Philippi Regis : qui tunc Princeps
 
Vespasiano Gonzaga, di nobilissimi natali, ebbe come genitore Luigi1, chiamato Rodomonte per la straordinaria vigoria del corpo, il quale, discepolo non solo di Marte ma anche delle Muse, destò meraviglia fra i condottieri e i poeti del suo tempo, superandoli tutti di gran lunga, sia per forza che per valore. La madre, Isabella Colonna2, figlia di Vespasiano, nipote del grande Prospero3, insigne per la straordinaria onestà e nella quale facilmente si potrebbe riscontrare l'antica elevatezza d'animo delle matrone romane, lo diede alla luce a Fondi il 6 dicembre 1531. Fino al quattordicesimo anno di età venne educato con ammirabile disciplina presso Giulia Gonzaga4, che aveva superato in bellezza tutte le donne del suo tempo e, per i costumi alquanto onesti e per tutte le altre singolari doti dell'animo, superò la fama della bellezza; mandato poi in Spagna tra i nobili paggi5 del re Filippo, che allora
erat, proceres, maximam futurae gloriae indolem praeseferens, triennium permansit, in Italiam reversus, Placentiae, Dianam Cardonam, Hispanam, summae nobilitatis, et praedivitem. Quippe, cui annuus redditus quatuordecim mille aureorum erat, idque non ex fundis privatim, sed ex oppidis, quae in Sicilia pulcherrima possidebat, iure Principis, uxorem duxit, haec pauco interiecto tèmpore, absque sobole obiit, cum spes esset eam brevi, maioribus divitiis auctam iri, Ferunt, eam sublatam, quia pudicitiae parum consuluerit, seu ob Vespasiani suspitionem, nè dedecus domui suae inferretur, cum vetus illud Caesaris, crebrò vocibus usurparet, magni viri uxorem, non solum à crimine, sed etiam à criminis suspitione vacuam esse debere. Obitu uxoris, divitiarum contemptu, decus crevit, Philippum Regem ad Carolum Quintum patrem. Anno MDXLIX . In Germaniam vadentem comitatus, apud eum triennium inter Principes mansit, ludicra militaria,
 
era principe, vi rimase per un triennio, evidenziando già l'indole alla futura gloria; ritornato in Italia, sposò a Piacenza, col diritto del principe, Diana Cardona6, spagnola di somma nobiltà e assai ricca, poiché aveva un reddito annuo di quattordicimila scudi d'oro, e ciò non da proprietà private ma dai feudi7 che possedeva nella bellissima Sicilia; costei, trascorso breve tempo, morì senza figli, quando vi era la speranza che ella in breve tempo sarebbe stata accresciuta di maggiori ricchezze8; dicono che ella fu tolta di mezzo9 a causa della sua impudicizia o piuttosto per il sospetto di Vespasiano, perché non fosse recato disonore al suo casato, rammentando quel famoso detto di Cesare : che la moglie di un grande uomo non solo deve essere immune da colpa, ma anche dal sospetto di colpa. Per la morte della moglie, per il disprezzo delle sue ricchezze10, aumentò la dignità. Anno 1549. Accompagnò il re Filippo che si recava in Germania11 dal padre Carlo V, presso il quale rimase per un triennio12 fra i nobili, dando vita
ad hilaritatem Principis edita, summa cum laude, iniit. Eum iam aetate validum, et adipiscendae gloriae studio Flagrantem, Carolus Quintus, solertissimus militarium virorum aestimator, quadringentis levis armaturae equitibus, praefecit, cum rerum summa penes Ferrantem Gonzagam in exercitu esset. In Pedemontana regione, saepe summae virtutis specimen edidit, nam et prelio strenuus, et bonus consilio, saepe Gallorum equitum excursantium turmas disiecit, et maximis periculis obviam iit, ut militaria munia semper impigrè obeundo, summo duci parendo, brevi in eam claritudinem pervenerit, ut omnibus rerum maximarum curis par, et inter magnos Duces haberetur, in consiliumque militarium expeditionum semper adhiberetur, satis constat, eum, cum quattuor equitum alis, ad noscenda Gallorum hostium consilia missum, duorum millium peditum Helvetiorum cohortem obviam habuisse, ausumque impenetrabilem cuneum
 
con somma lode ai tornei allestiti per la serenità del Principe. Carlo V, abilissimo conoscitore di uomini d'arme, quando già era adulto e ardente del desiderio di raggiungere la gloria, lo mise a capo13 di quattrocento cavalieri di armatura leggera, nel tempo in cui il comando supremo dell'esercito era nelle mani di Ferrante Gonzaga. In Piemonte sovente diede prova di grandissimo valore; infatti essendo anche forte in battaglia e saggio nelle decisioni, spesso dissipò torme di cavalieri francesi che facevano scorrerie e affrontò gravi pericoli così che in breve tempo, adempiendo sempre prontamente ai suoi doveri militari ed obbedendo al comandante supremo, meritò tale fama da essere ammesso alla pari ai consigli di guerra, ascritto fra i grandi comandanti14 e considerato esperto nella preparazione delle spedizioni militari; si sa bene che quando fu mandato con quattro ali di cavalieri per conoscere i disegni dei nemici francesi, si scontrò con una coorte di duemila fanti svizzeri, ed osò attaccare quell'impenetrabile cuneo e
et militari audacia, et consilii gloria semper ante omnes iit . Inde Vicovarum profectus, cum bellicis rebus summa cum potestate praeesset, solo nomine, oppidanos ad deditionem compulit, cum paverent nè paternae memor necis, qui olim cum Clementis Septimi Pontificis Maximi supremus armorum Dux esset, ictu pilae, proh dolor, tormento militari excussae, sub illis moenibus extinctus est, omnia, igne, luctu, ac cede compleret . Quaedam oppidula ad duodecimum ab urbe lapidem, facilè coepit, diripere noluit, amicitiae principum id tribuens . Postremo ad hostiam capiendam iter arripit . Iniecto Tiberi ponte, urbem coepit, arcem per aliquot dies oppugnavit, exercitum Pontificis, qui in altera fluminis ripa consederat, transitu flumini prohibuit . In arcis oppugnatione cum inter primos sub moenibus esset, vulnus excepit nasum inter, et labrum superius, nulla tamen oris deformitas sequuta est, ob miram medici industriam, quin augebat nobilis cicatrix, oris
 
audacia guerriera e avvedutezza di consiglio. Quindi partito alla volta di Vicovaro, essendo a capo delle milizie con pieni poteri, solo per il suo nome, spinse alla resa i cittadini, temendo essi che riempisse ogni cosa di fuoco, lutto e strage, memore della morte del padre che un tempo, essendo il comandante supremo delle milizie di Clemente VII pontefice massimo, morì per il colpo di una palla scagliata da un'arma sotto quelle mura. Prese facilmente alcune cittadelle a dodici miglia dalla città e non volle saccheggiarle, concedendo ciò per l'amicizia coi principi; infine marciò su Ostia e, gettato un ponte sul Tevere, prese la città, ne assediò la rocca per alcuni giorni ed impedì il passaggio del fiume all'esercito del pontefice che era accampato sull'altra riva. Nell'assedio della fortezza, essendo tra i primi sotto le mura, ricevette una ferita tra il naso e il labbro superiore19; tuttavia per la mirabile perizia del medico non ne derivò nessuna deformità della bocca, anzi, la cicatrice accrebbe la dignità del
quingentorum aureorum constituit . Diplomaque annuae istius pensionis obtinuit, quod ad eum usque diem calliditate ministrorum, qui ab epistolis erant, dilatum erat, licet ipse munia militaria acriter et hilari animo exequeretur . Cum Fernando Consalvus Sessae Dux, provinciam Mediolanum sortitus esset, in Italiamque proficisceretur, Comitem habuit Vespasianum, cuius consilium cum maximae res agerentur, iussu Regis, perscrutari consuevit . Mediolani tum saepè degebat, ob suspitionem Gallici tumultus . Finito bello, cum arma Gallorum atque Hispanorum quiescerent, domi se continuit, otio tamen torpescere, celsi animi vir, haud quaquam potuit, Urbem Sablonetam condidit, inter Brixiensem, Cremonensemque et Mantuanum agrum, sitam. Fossa, moenibus, pulcherrimis, munitissimisque, mira arte, circundedit . Arcem vias, templa, domos, privatorum, aedes publicas, edificavit, et marmore, et vetustissimis signis ornavit, ea cura, et arte
 
millecinquecento scudi d'oro. Ed ottenne il diploma di codesto stipendio annuo poiché fino a quel giorno, per l'astuzia dei ministri addetti alla segreteria, era stato differito, sebbene egli compisse il suo dovere rigorosamente e serenamente. Avendo Ferdinando Consalvo, duca di Sessa, ottenuta la provincia di Milano23 ed essendo partito alla volta dell'Italia, ebbe come compagno Vespasiano il cui consiglio fu solito ricercare, per ordine del re, negli affari di grande importanza; in quel periodo viveva spesso a Milano per il sospetto di un colpo di mano francese. Finita la guerra24 ed essendoci una tregua fra le armi francesi e spagnole, si trattenne nei suoi feudi e tuttavia, da uomo di grande animo qual era, non infiacchì nell'ozio e fondò25 la città di Sabbioneta posta tra i territori di Brescia, Cremona e Mantova. La circondò di un fossato e di mura bellissime, assai fortificate; con arte straordinaria costruì, sebbene in breve tempo, una rocca, strade, chiese, case private e pubblici edifici e l'ornò di marmi e antichissime statue con tal cura
licet brevi temporis inter capedine, ut opus pulcherrimum et munitissimum visendum et admirandum omnes praedicent, nec facilè inter Lombardiae urbes, atque oppida, quicquàm munitius invenies : Anno MDLXIIII . In Hispaniam profectus uxorem duxit Annam Aragoniam Alphonsi Suburbii Ducis filiam, Philippo Regi sanguine proximam . Ex ea suscepit Aloisium mira pulchritudine puerum, quem cum iam duodecimum annum ageret amisit . Et Isabellam nunc Stiliani Principis uxorem, dignam magno patre, atque avo, quae et matri, atque aviae, haud dissimilis, sed virtutum et earum gloriae aemula faelix. MDLXVII . Cum inter Casalenses, Montiferrati Ducis Mantuae subditos, orta penè esset seditio, et à quibusdam quies publica maximopere turbaretur, rogatu Ducis, Vespasianus ad res componendas profectus, brevi omnia sedavit, composuitque visoque paucorum seditiosorum supplitio, parere Civitas didicit,
 
ed arte che tutti vanno dicendo che bisogna visitare ed ammirare la bellissima ed assai fortificata opera perché difficilmente tra le città lombarde e le fortezze si trova qualcosa di più fortificato. Anno 1564. Partito per la Spagna sposò Anna d'Aragona26, figlia di Alfonso, duca di Segorbe, consanguinea del re Filippo. Da lei ebbe Luigi, fanciullo di singolare bellezza, che perse all'età di dodici anni27 e Isabella28, ora moglie del principe di Stigliano, degna del grande padre e del nonno, non dissimile dalla madre e dalla nonna, ma felice emula delle virtù e della loro gloria. Anno29 1567. Essendo scoppiata tra i casalesi del duca di Monferrato, sudditi di Mantova30, quasi una rivolta31 e la quiete pubblica turbata da alcuni sediziosi, su richiesta del duca, Vespasiano partì per comporre il dissidio, in breve placò ogni tumulto e fece cessare la rivolta col supplizio di pochi sediziosi, cosi che
nec ultra quicquàm movere ausa . MDLXVIII . In Hispaniam rediit, quietis impatiens, et gloriae supraquam dici possit, appetens, vitamque sibi, ingens animus, accerbam existimans, si ea pro Philippi Regis gloria, et commodis, non uteretur . Rex eum libentissime vidit, atque hilari animo excepit . Confestim excitato Maurorum in Hispania tumultu, cum ad muniendam Cartaginem novam, reficiendosque muros vetustate collapsos, cum magno Hispanorum comitatu misit, qui quattuor mensium spatio eam munitissimam, unà cum eius portu reddidit . Evocatus a Rege, prorex et summus armorum Dux Regni Navarrae declaratur additur etiam armorum administratio provintiae Guipussae, in qua Fonterabiam, et Sancti Sebastianum oppida in ripa Oceani sita munitiora effecit . Arcem Populoniae inexpugnabilem condidit . Post, Goletta in Africa ab hostibus capta, commotus Rex, et tanta oppidi, fama, et omnium ferè
 
la città imparò ad ubbidire e non osò più ribellarsi. Anno 1568. Ritornò in Spagna, insofferente della quiete, avido di gloria più di quanto si possa dire e, come un animo grande, stimando inutile per sè la vita se non votata per il bene e la gloria del re Filippo. Il re lo vide assai volentieri e lo accolse con animo lieto. Scoppiata improvvisamente una rivolta dei Mori32 in Spagna, venne allora inviato, con una gran scorta di spagnoli, a fortificare Cartagena33 e riparare le sue mura rovinate dal tempo; nello spazio di quattro mesi la rese inespugnabile insieme al suo porto. Richiamato dal re venne designato viceré e comandante in capo delle truppe del regno di Navarra, gli venne aggiunto anche il generalato della provincia di Guipuzcoa, dove fortificò Fuenterabbia e San Sebastiano, città situate in riva all'oceano ed edificò la cittadella inespugnabile di Pamplona; poi essendo stata presa La Goletta da parte dei nemici, in Africa, il re, irritato per la caduta di una fortezza tanto famosa,
mortalium opinione inexpugnabilis, ruina admonitus, Vespasianum eo adlegat, summamque potestatem ei tribuit, ut edificare, et diruere posset omnia, quae vellet regiae ditioni in Aphrica subiecta, ut ea, quae ei opportuniora viderentur, quàm tutissima adversus Turcarum oppugnationes redderentur, quod brevi summa cum laude praestitit, et Regi gratissimum fuit . Inde, iussu Regis accitus, ad muniendas urbes, atque oppida, ad limites Hispaniae posita, instruendaque omnia, quae in rem ipsius Regis essent, se contulit . Brevique quod iussum erat, effecit . Penisiolam, seu Peninsulam fossa et muro cinxit . Qua nil munitius in universa Hispania conspici potest . Prorex deinde, et summus armorum Dux Regni Valentiae constituitur . Ubi omnia summa integritate, sancteque egit . Demum ob adversam valetudinem, in Italiam invitus rediit . Nec tamen otio torpere in animo fuit, ad ornandam Sablonetae Civitatem ; omniaque suae ditionis loca
 
ritenuta da tutti inespugnabile, ammonito da quella rovina, gli conferì i pieni poteri di edificare ed abbattere tutto ciò che in Africa34 era soggetto alla giurisdizione regia, affinché quelle cose che sembrassero a lui più esposte fossero rese più sicure contro gli assalti dei turchi; compito cui ottemperò in breve, con somma lode e fu assai gradito al re. Quindi, per ordine del re, si recò a fortificare e riordinare le città e tutte le fortezze situate presso i confini spagnoli sotto giurisdizione regia e in breve eseguì quanto gli era stato comandato. Cinse con una fossa e un muro Penisiola ovvero Penisola35, in modo tale che non si può vedere nulla di più fortificato in tutta quanta la Spagna. Venne poi designato viceré e comandante in capo delle truppe del regno di Valencia, dove adempì con somma integrità e saggezza ai suoi compiti compresi quelli solenni36. Poi, a causa di una malattia, controvoglia, ritornò in Italia. Né tuttavia ebbe intenzione di infiacchirsi nell'ozio ed attese ad ornare la città di Sabbioneta e
animum appulit, crebro dicere solitus erat, Spartam nactus sum, hanc horno . Castrum Bozuli, Turrim conspicuam Commessatii in miram altitudinem, reticulato muro extruxit . Tormenta maiora militaria complura, eademque pulcherrima fusili aere fabrefecit, Viridaria, fontes, parvas aedes, amplasque, animalium ferorum, circurumque septa, Turres, templa, multaque alia magno Principe digna, mortalibus viscenda, admirandaque posuit, edificavit, extruxit, ornavit, omnia, cum Vespasianus adesset, operibus, et mangonum vocibus, strepere audires . Hae Principis delitiae, iis oblectabatur . MDLXXXII . Cum Aula virilis sexus herede vacua esset, tertiam Duxit uxorem Margaretam Gonzagam Caesaris filiam, magni Ferrantis neptem, foeminam lectissimam et singulari prudentia, et virtute ornatam, statuta dote quinquaginta millium aureorum . Mox Isabellam filiam, cuius supra mentio fuit, et in cuius moribus paternum
 
tutti i luoghi del suo feudo. Spesso era solito dire : ho trovato Sparta, ora la adorno. Costruì la rocca di Bozzolo e la torre di Commessaggio, opera ragguardevole per altezza, con muro reticolato. Fabbricò numerose artiglierie fuse in bronzo con grande arte e poi giardini, fontane, piccole e ampie gabbie per animali feroci, recinti di circhi, torri e chiese; egli fondò, edificò, innalzò ed abbellì molte altre cose degne di un gran principe, tali da essere visitate ed ammirate da tutti; ogni luogo, presente Vespasiano, pareva risuonasse dei lavori e dello strepito degli operai. Questi sono i piaceri con i quali si ricreava. Anno 1582. Essendo la corte priva dell'erede maschio, sposò in terze nozze Margherita Gonzaga37, figlia di Cesare, nipote del gran Ferrante, assai distinta e di singolare prudenza e virtù, fornita di una dote di cinquantamila monete d'oro. Subito dopo la figlia Isabella, che é menzionata sopra e nelle cui abitudini risplende e spicca il decoro paterno e
atque in curia aut ademptum, aut aliqua ex parte corruptum, esse videretur, benignè exceptus, ferturque, curam, et administrationem, armorum reipublicae quae patria, aut patriae loco ei erat, fuisse suscepturum, ni obsequium Regis potius fuisset . MDLXXXVIII . Iussu Regis Pragam contendit, ut Caesari in consilio adesset, cum liberatio Maximiliani Regis ageretur, et si ita res posceret, et bello esset decertandum, ipse, bellicis rebus summa cum potestate, praeficeretur, agnovit viri virtutem Caesar, magnificèque collaudavit, cum magna munera esset ei elargitus . Quievit tandem inter Columnenses et Sablonetae Ducem, vetus dissidium, pactus est summam, aureorum quinquaginta millium, eaque Dux contentus, et sic, et decus quod semper acriter tueri solebat, retinuit, et magnorum affinium repetita amicitia ; parentem avum, proavum, et reliquos maiores usque ad decimum, continuata serie, omnes summos armorum duces, mira arte, ad veram effigiem exculptos, equis
 
Si dice che avrebbe assunto la cura ed il comando delle armate della Repubblica, che per lui era come Patria, se non vi fosse stato piuttosto l'ossequio al suo re41. Anno 1588. Per ordine del re si recò a Praga per essere presente all'assemblea cesarea, poiché si doveva trattare la liberazione del re Massimiliano42 e se le circostanze l'avessero richiesto e si fosse dovuto risolvere con la guerra, egli sarebbe stato il comandante supremo con pieni poteri; l'imperatore riconobbe il valore dell'uomo e lo lodò magnificamente ricoprendolo di grandi doni43. Frattanto il vecchio dissidio fra i Colonna ed il duca di Sabbioneta si risolse; fu pattuita una somma di cinquantamila monete d'oro di cui il duca fu soddisfatto e così conservò anche il decoro che sempre tenacemente soleva difendere e rinnovò l'amicizia con i suoi grandi affini; indi volle avere davanti agli occhi, nell'atrio, il genitore, il nonno, il bisnonno e gli altri antenati fino al decimo grado44, tutti grandi condottieri e li volle scolpiti al vero,
insidentes , prae occulis in atrio habere voluit, opinor ut gloriae faces assiduae flagranti animo admoverentur, nec quiescere umquam sinerent, fuit procerae staturae, colore candido, oculis coeruleis, artus erant graciles, et teretes, collum oblungum, usus tamen effecerat, ut omnes militiae labores facilè ferre posset, frigoris, atque aestus aequè patiens, nemo umquam eum audivit conquerentem, quòd calore, aut algore nimio afflictaretur, saepè visus in sole stans per tres et quattuor amplius horas, cum Sirius arderet, saepè hieme horrida sub dio, sine pellibus, indutus vestibus, quibus alii aestate uti solent . Cibo, si usus esset, militari contentus, vestitu parum à privatis differebat ; pauci somni, abstemius, magna oris dignitas, et quem si liceret intueri, confestim aut amares, aut timeres ; voce sonora, atque alta, pronuntiabat, nullum umquam verbum etiam irato excidit, cuius poenituerit, mirum dictu, attamen verum, nihil unquam humile cogitavit, Caesar, Carolus Quintus, et alii huiuscae òrdinis viri semper in ore,
 
seduti a cavallo, con mirabile arte, affinché, io penso, le fiaccole assidue della gloria fossero sempre presenti nel suo animo ardente e non gli consentissero mai di essere inattivo; fu di alta statura, di carnagione chiara, occhi azzurri, le membra esili ma aggraziate, il collo lungo e tuttavia l'esercizio lo rese tale da poter sopportare facilmente tutte le fatiche della guerra e ugualmente lo rese tollerante del freddo e del caldo; nessuno mai lo udì lamentarsi del caldo o dell'eccessivo freddo, spesso stava sotto il sole per tre o quattro o più ore mentre Sirio ardeva, così come nell'inverno orrido al sereno, senza pelliccia, con abiti che gli altri sogliono portare d'estate. Si contentava del rancio militare se necessario e poco differiva nel vestire dai privati; di poco sonno, astemio, una grande dignità nel volto, e tale che, se era possibile osservarlo attentamente, subito l'avresti amato o temuto; parlava con voce piena e forte e mai, anche adirato, pronunciò parole di cui dovesse pentirsi; mirabile a dirsi, ma vero, non pensò mai qualcosa di umile. L'imperatore, Carlo V e gli altri uomini
militaribus viris egregiis, et litteratis magni nominis, quibus plurimum delectabatur semper referta domus, splendor denique in privatis, in publicis mgnificentia, Germanos viginti quattuor custodes corporis habebat, et centum quinquaginta equites, qui tormentis militaribus, Hispano more, utebantur, centum insuper levis armaturae equites, et tria millia delectorum peditum armatorum, praetiosam ac penè regiam suppellectilem, argenti caelati, quantum magni Principis decus exposcere videretur, fuit in eo militaris facundia, si decastrametatione, de oppugnandis, et defendendis, muniendisque oppidis, aut urbibus, de conferenda pugna, aut de quapia alia re militari, verba faceret, omnes ab ore pendebant . Memoria incredibilis, sententias graviorum auctorum iisdem saepe verbis referebat, quibus scriptae erant . Religionem Catholicam sanctissime coluit, egenis semper largè subvenit, iustus semper Iudex, iustorumque amator . Febri tandem correptus
 
di questa levatura erano sempre nei suoi discorsi; la sua casa era sempre gremita di egregi uomini d'arme e di letterati di gran nome, con i quali si dilettava; grande infine era il suo splendore negli edifici privati e magnifici quelli pubblici; aveva una guardia personale di ventiquattro tedeschi, centocinquanta cavalieri esperti nelle armi secondo il costume spagnolo, cento cavalieri armati alla leggera, tremila fanti scelti e armati, una preziosa suppellettile, degna di un re, di argento cesellato, quanto sembrava richiedere il decoro di un grande principe; ebbe una grande conoscenza delle cose militari; se parlava di espugnare, assaltare fortezze e città, difendere o fortificare, di attaccar battaglia o di qualsiasi altro argomento militare, tutti pendevano dalle sue labbra. Dotato di memoria incredibile, sovente citava le frasi di autori piuttosto importanti, spesso con le stesse parole con le quali erano scritte. Praticò con fervore la religione cattolica, sempre soccorse i miseri ed i bisognosi; fu giudice sempre giusto e amante dei giusti. Sfinito dalla febbre, morì a
Sablonetae obiit tertio Idus Martii MDXCI . Vir, omnium mortalium iuditio, magnus, et memorabilis, felix, si aut Caesar, cui in litteris fuit, propè dixerim, par, aut in armis certè impar, Cicero ; aut aliquis iis simillimus, laudator contingere potuisset. FINIS
 
Sabbioneta il 15 Marzo45 1591. Uomo grande a giudizio di tutti i mortali e degno di memoria. Fortunato se avesse potuto trovare un biografo come Cesare, cui fu quasi pari nelle lettere, o un Cicerone, senz'altro a lui inferiore nelle armi, o qualsiasi altro scrittore di pari valore. Fine

Note [a cura di Umberto Maffezzoli]
  1. Luigi Gonzaga detto Rodomonte (1500-1532) figlio primogenito di Lodovico, conte di Rodigo del ramo gonzaghesco di Gazzuolo e di Francesca Fieschi, dei conti di Lavagna. Condottiero di grande fama, prese parte nel 1527 al Sacco di Roma. Il suo contrastato amore con Isabella Colonna venne ricordato da Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso. Coniò varie imprese fra cui le due più famose : lo Scorpione col motto Qui vivens laedit morte medetur e il Tempio di Diana Efesia avvolto dalle fiamme appiccate da Erostrato col motto Sive bonum sive malum fama est (Paolo Giovio, Dialogo dell'Imprese militari et amorose, Roma 1555).
  2. Isabella Colonna (1514-1570) figlia di Vespasiano, duca di Traietto e conte di Fondi e di Beatrice Appiani D'Aragona dei signori di Piombino. Sposò nel 1531 Luigi Gonzaga da cui ebbe il figlio Vespasiano. Si rimaritò con Filippo di Lannoy principe di Sulmona. 
  3. Prospero Colonna organizzò la famosa disfida di Barletta.
  4. Giulia Gonzaga (1513?-1566) contessa di Fondi, zia di Vespasiano Gonzaga in quanto sorella del padre Luigi. Sposò nel 1526, giovanissima, Vespasiano Colonna che era vedovo e di cui lei stessa rimase vedova nel 1528. Per precise disposizioni testamentarie del fratello Luigi si prese cura dell'educazione del giovane Vespasiano sino al 1545. Oggetto delle attenzioni dell'innamoratissimo cardinale Ippolito De Medici, non ruppe mai la sua vedovanza ed ebbe fama di donna casta e bellissima (un suo ritratto, opera di Sebastiano Del Piombo, venne copiato da innumerevoli artisti). Mantenne in Fondi una corte frequentata da nobili e letterati. Nel 1536 abbracciò le idee riformiste di Juan De Valdes e per questo fu sospettata di eresia. Si ritirò poi nel monastero delle terziarie francescane di Santa Chiara in Napoli dove morì.
  5. Era usanza di quei tempi inviare i giovani rampolli delle nobili famiglie a condividere l'educazione dei principi di corte. Vespasiano si trattenne alla corte spagnola dal 1545 al 1548 ed in quel periodo nacquero la salda amicizia e la confidenza che lo legarono per tutta la vita al re Filippo II di Spagna.
  6. Diana Folch De Cardona y De Luna (?-1559) figlia di Antonio De Cardona e di Beatrice Di Luna e Aragona, di antica e nobile famiglia spagnola trapiantata in Sicilia. Già promessa sposa di Cesare Gonzaga, figlio del gran Ferrante che Diana seguì al nord quando quest'ultimo fu nominato governatore di Milano. Non sono chiari i motivi per cui Diana ruppe il fidanzamento con Cesare e sposò improvvisamente a Piacenza Vespasiano.
  7. Si trattava del marchesato di Giuliana, della contea di Chiusa (Chiusa Sclafani) e della baronia di Burgio, ricche terre situate nella Valle di Mazara nella Sicilia Sud-Occidentale.
  8. Pare che Diana stesse per ereditare altri importanti feudi in Sicilia.
  9. E' molto probabile che Diana sia stat fatta sopprimere da Vespasiano perché accusata di avere un amante. L'Affò afferma, nella sua biografia, di aver visto le lettere anonime che l'accusavano. Il Racheli addirittura fornisce il nome dell'amante, tale Annibale Raineri di Rodigo, che sarebbe stato ucciso e fatto sparire. Questa biografia del Lisca, data alle stampe, dedicata alla figlia di Vespasiano, Isabella, e commissionata da un arciduca asburgico, sembra confermare le dicerie popolari sulla sorte di Diana che non fu colta improvvisamente da apoplessia, come scrisse Vespasiano alla suocera Beatrice Di Luna, ma giustiziata e rapidamente dimenticata, tanto che di lei a Sabbioneta non rimase ne un ritratto, ne la sua tomba, ne l'indicazione di dove venne sepolta.
  10. Vespasiano, dopo la morte di Diana, restituì immediatamente ai parenti siciliani i feudi dotali della moglie. 
  11. Giulio Faroldi nella sua biografia descrive meglio la situazione : Circa alla fine dell'anno 1548 navigò col Principe [Filippo] in Italia e, sbarcati che furono a Genova, per le poste con alcuni gentiluomini fu a Sabbioneta, ma fermatosi per pochi giorni, perché il Principe restò in Milano senza dimorar in alcun luogo. Giunto a Mantova, Vespasiano tornò a quello, e lo seguitò in Alemanna e nè paesi di Fiandra, patrimoniali dell'Imperatore, il quale aveva la corte in Bruxelles in Brabantia. Avea Cesare chiamato il figlio per fare che gli stati gli giurassero fedeltà (come fecero) , e sempre con esso vi fu Vespasiano.
  12. Qui il Lisca incorre in un errore manifesto in quanto mentre Filippo si fermò in Brabantia fino alla primavera del 1551, Vespasiano già alla fine del 1549 tornò dalle Fiandre, si sposò con Diana De Cardona e poi fu costretto a Sabbioneta da una lunga infermità. (G. Faroldi pag.55 ; I. Affò, pag. 14)
  13. Si accennano qui i fatti della guerra organizzata da Carlo V contro Enrico II per liberare il Piemonte dai francesi.
  14. Oltre a Ferrante Gonzaga, comandante in capo dell'esercito, il comandante della fanteria era Francesco d'Este, della cavalleria pesante Emanuele Filiberto di Savoia e della cavalleria leggera il patrigno di Vespasiano, Filippo di Lannoy, Principe di Sulmona.
  15. Ferrante Gonzaga venne improvvisamente convocato dall'imperatore per rispondere di gravi accuse (poi risultate infondate) sul suo operato come governatore di Milano.
  16. Ferdinando di Toledo, Duca d'Alva in Galizia. Vespasiano ammirò molto questo personaggio a cui dedicò poi una sala del suo palazzo. Proprio sul camino di questa sala era collocato il busto in bronzo del condottiero, opera di Leone Leoni, come riportò il Vasari nell'edizione delle Vite del 1568.
  17. Ponte Stura
  18. La guerra cosiddetta "di Campagna" che si svolse nella campagna romana tra Filippo II (dal 1556 re di Spagna e quindi di Napoli e della Sicilia) contro il papa Paolo IV Carafa filofrancese.
  19. La ferita sopra il labbro superiore è riconoscibile in tutti i principali ritratti di Vespasiano.
  20. Civitella
  21. Il duca di Guisa, con un forte esercito, era stato inviato nel 1557 dal re di Francia in soccorso al papa.
  22. L'omaggio di Vespasiano al re Filippo II in realtà fu nel 1558 (parecchi mesi dopo la fine della guerra) e in quell'occasione il re lo aggregò ai "Grandi del Regno".
  23. Consalvo Ferdinando di Cordova, duca di Sessa, nipote del duca d'Alva fu nominato dal re Filippo II governatore di Milano.
  24. Vespasiano fu tra i firmatari, nel 1559, del Trattato di Cateau Cambresis che sancì la fine della guerra tra Spagna e Francia per il possesso del Piemonte e assegnò il Monferrato ai Gonzaga di Mantova.
  25. L'abitato di Sabbioneta era in realtà pre-esistente, attorno ad una solida rocca. Già dal 1554, come riporta il Faroldi, Vespasiano aveva iniziato alcuni lavori di fortificazione poi superati dal reimpianto urbanistico e difensivo portato avanti in maniera consistente a partire dal 1559.
  26. Anna d'Aragona y Folch De Cardona dei duchi di Segorbe, Infanti d'Aragona e di Sicilia, parente stretta del re Filippo II ed anche della prima moglie di Vespasiano, Diana, morì nel 1567, probabilmente di cancro, dopo soli tre anni di matrimonio.
  27. Si tratta di un manifesto errore del Lisca riguardo l'età di Luigi che, nato nel dicembre 1565, morì a 14 anni, nel gennaio 1580.
  28.  Isabella, nacque nel gennaio 1565 da un parto gemellare (la sorellina Giulia morì poco dopo il parto). Isabella morì a Napoli nel 1637.
  29. Inspiegabilmente il Lisca omette per l'anno 1567 l'importante notizia della morte di Anna d'Aragona, così come non riportò nel 1566 la morte di Giulia Gonzaga e nel 1570 quella di Isabella Colonna, madre di Vespasiano.
  30. Il ducato del Monferrato era stato acquisito da Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova, quale eredità della moglie Margherita Paleologo.
  31. La rivolta scoppiò ufficialmente perché Guglielmo contrastava alcuni privilegi già goduti per molto tempo dai casalesi. In realtà era fomentata dai Savoia desiderosi di impossessarsi del ducato.
  32.  La ribellione dei Mori del regno di Granada fece temere al re Filippo II che i turchi potessero invadere il sud della Spagna per prestare loro soccorso.
  33. Vespasiano operò sulle fortificazioni della città e del porto completando il lavoro nell'arco di quattro mesi, predisponendo poi una serie di torri costiere di avvistamento.
  34. Vespasiano operò principalmente sulle fortificazioni di Orano (città che inizialmente voleva radere al suolo) e di Marsa el Kebir in stretto contatto e non senza contrasti con l'architetto Giovan Battista Antonelli 
  35. Peniscola
  36. Presiedette le Cortes, ovvero il Parlamento di quel Regno.
  37. Margherita Gonzaga dei Duchi di Ariano, Principi di Molfetta e Signori di Guastalla, nata nel 1561 a Roma, morta a Guastalla nel 1628.
  38. Luigi Carafa Della Marra, principe di Stigliano, sposò nel 1584 Isabella Gonzaga. Alla morte di Vespasiano, per accordi presi con i Gonzaga pretendenti, sanciti poi da un diploma imperiale, conservò unitamente alla moglie il titolo e la proprietà del solo ducato di Sabbioneta. Morì a Napoli nel 1638.
  39. La cerimonia si svolse a Parma in quanto delegato alla consegna dell'onorificenza fu il duca Ottavio Farnese, già cavaliere dell'ordine. Curiosamente Vespasiano fu insignito del toson d'oro per il valore dimostrato proprio nella guerra di Parma del 1551.
  40. In quell'occasione fu nominato Patrizio ed aggregato alla nobiltà veneta.
  41. Quindi, secondo il Lisca, avrebbe rifiutato il comando generale delle armate della Serenissima per la sua fedeltà al re di Spagna.
  42. L'arciduca Massimiliano, fratello dell'imperatore Rodolfo, eletto re di Polonia mosse guerra al re Sigismondo Vasa. Venne però sconfitto in battaglia nel 1588, catturato e portato prigioniero nella fortezza polacca di Zamosc al confine con l'attuale Ucraina. Vespasiano condusse con successo le trattative per la sua liberazione.
  43. 4L'imperatore gli concesse il titolo di Altezza (che Vespasiano non volle fosse utilizzato) ed altre dignità come si puà leggere nei diplomi conservati a Castelcapuano.
  44. Delle dieci statue equestri ne sopravvivono 4 integre; di altre 5 restano solo i busti dei condottieri e 1 andò completamente perduta nell'incendio che distrusse parte del palazzo ducale di Sabbioneta alla fine del '700.
  45. Anche per questa data il Lisca sembra sia incorso in un errore come dimostrano numerosi documenti del tempo. Molto probabilmente anziché Tertio idus martii e cioè 15 marzo, il Lisca intendeva Tertio kalendas martii corrispondente al 27 febbraio, data ufficiale della morte di Vespasiano (G. Faroldi, pag. 54)