Questa raccolta è stata inaugurata e aperta al pubblico il 25 aprile 1990.
La sua realizzazione, così come la sua gestione, è stata affidata dal parroco don Ennio Asinari alla cooperativa Centro Culturale A Passo d'Uomo, costituitasi in Sabbioneta nel 1981.
L'esposizione è stata allestita nell'antica canonica, capace di diverse sale adatte allo scopo.

Il Museo è strutturalmente e intenzionalmente parte di un insieme di attività interdipendenti che comprendono il Centro Ricerca per studenti, l'Archivio storico e la Biblioteca moderna.

Il percorso museale inizia con la parte riservata alla pinacoteca (tre sale); attraverso il giardino interno, che mette in mostra reperti lapidei e piante rare, si arriva all'antico Archivio Storico costituito da 80.000 documenti; salendo al primo piano si può visitare la zona riservata alla musica (due sale): antichi e diversi strumenti musicali in dotazione alla Banda Cattolica di Sabbioneta, nonché spartiti d'epoca (fine del XIX secolo e inizi del ventesimo); si ritorna poi in giardino, per entrare infine nella Sala del Tesoro, dove tra i molti oggetti preziosi e rari è esposta anche l'onorificenza del Toson d'Oro, ottenuta dal principe Vespasiano Gonzaga.

Il Museo dell'Arte Sacra raccoglie, in due distinte collocazioni, un vero tesoro di gioielli, arredi sacri, statue, tele e codici provenienti dall'intera Sabbioneta e dalle sue moltissime chiese.
Nella Sala del Tesoro si trova l’oggetto più importante, per il suo enorme valore storico e simbolico.
Ci riferiamo al Toson d'Oro, il gioiello concesso come onorificenza ai più grandi Cavalieri dell'Impero.
E' il segno distintivo dell'appartenenza a un Ordine fondato a Bruges da Filippo il Buono, duca di Borgogna, il 10 gennaio 1429.
La tradizione a cui si fa riferimento è quella della leggenda di Giasone e degli Argonauti che, superando ogni ostacolo, riuscirono appunto a conquistare il prezioso vello dorato.
Il gioiello è d'oro zecchino, praticamente eterno.
All'epoca di Vespasiano, che ne fu investito con grande invidia dei Gonzaga del ramo principale, gli insigniti erano solamente un'ottantina.
Per accrescere ancor più il significato di questo ricordo, occorre menzionare le circostanze straordinarie del suo ritrovamento.
Infatti, esso fu scoperto sul corpo del grande Sabbionetano, sepolto per sua stessa volontà nella Chiesa dell'Incoronata.
Molti altri oggetti di assoluto rilievo sono comunque presenti nel Tesoro.
Alludiamo ad esempio alla serie dei sette rami aventi come soggetto immagini devozionali. Si tratta di matrici incise in un arco temporale compreso fra il secolo XVIII e il secolo XVII.
Magnifico è anche il calice d'argento, dono di Vespasiano o di sua madre alla Chiesa, come dimostra la presenza dello stemma del signore di Sabbioneta.
Il piede del manufatto è decorato da motivi vegetali e da tre placchette circolari raffiguranti, oltre allo stemma Gonzaga-Colonna, un Santo Vescovo e la Madonna con il Bambino.
Quanto all'epoca, siamo ovviamente nella seconda metà del secolo XVI.
Infine, ricordiamo le magnifiche pianete.
Una, in cuoio, è stampata in oro e argento ed è ornata di motivi floreali su fondo rosso: siamo alla fine del 1500.
Due analoghi esemplari sono invece settecenteschi; l'uno è fortemente ricamato con fiori alpini intrecciati a girali d'argento; l'altro è in tessuto seta lavorato a mazzetti di fiori variopinti e trofei campestri alternati con paesaggi.
Ma altri ancora ne possiamo ammirare.

Ingresso del Museo di Arte Sacra Museo di Arte Sacra: il Toson d'oro Oltre alla Sala del Tesoro, il Museo d'Arte Sacra si distingue per una collezione di tele rinascimentali e barocche di tutto rispetto. Impossibile descriverle tutte.
Accenneremo solo ad alcuni degli esemplari più significativi, osservando però che l'insieme della raccolta conferisce agli ambienti una suggestiva intonazione sacra, tanto più convincente in quanto qui rivive una religiosità popolare e sommessa, dai toni fortemente lirici ed appassionati.
Spicca, naturalmente, l'Assunzione di Bernardino Campi (Cremona, 1522 - Reggio Emilia, 1592).
La pala, replica autografa di quella eseguita dallo stesso autore per la cappella Golferami in San Domenico a Cremona, fu commissionata da Vespasiano Gonzaga.
Nella composizione sono stati rilevati sia il riflesso di una Madonna del Raffaello che l'omaggio a Parmigianino.
E' noto un disegno preparatorio all'Accademia di Venezia che, con alcune varianti rispetto alla realizzazione finale, presenta un'immagine della Vergine di più ricercata eleganza.
La tela proviene dal santuario di Santa Maria di Vigoreto.
Rilevante è, nel medesimo ambito culturale, una Crocefissione con San Francesco e i santi Cosma e Damiano.
Se non a Bernardino Campi, come alcuni sostengono, la tela si deve certamente a un allievo, forse Cristoforo Magnani.
Anch'essa proviene dal santuario di Santa Maria in Vigoreto.
Notevoli sono anche due belle statue lignee, l'una più grande, l'altra più piccola.
La prima raffigura Santa Francesca Romana, ed è databile tra il 1612 e il 1635. L'autore è un ignoto lombardo.
L'opera si presenta dipinta e dorata a mecca.
La morbida modellazione dell'intaglio, i minuziosi e ricchi elementi ornamentali delle vesti, la resa realistica del volto, non priva di una certa effusione devozionale, confermano la datazione dell'opera, che proviene appunto dalla cappella dedicata alla santa.
Ugualmente importante è l'Angelo Custode, in legno sagomato, intagliato, dipinto e dorato a mecca.
La statua presenta molte affinità con la precedente. In questo senso si possono confrontare le decorazioni a racemi dorati e la filatura a spina di pesce delle vesti indossate da entrambi i soggetti.
Tale identità induce ad attribuire l'esecuzione dei due esemplari alla medesima mano lombarda.
La tela con Madonna, Bambino e San Nicola sembra di un anonimo autore del XVI secolo, di ambito meridionale, memore di influenze crivellesche.
Molti tratti denunciano una declinazione popolaresca di stilemi aulici.
Proviene probabilmente dall'antica chiesa di San Nicola, distrutta nel XVI secolo, ed è transitata per la Chiesa arcipretale dell'Assunta.
Importante è inoltre un dipinto con Madonna, Bambino e i santi Giovanni Battista e Carlo, del Bernabei. Firmata, l'opera è da identificare con la pala già nel coro dell'Oratorio annesso all'Ospedale degli Infermi.
La tipologia delle figure rappresentate deriva direttamente dalla tradizione cinquecentesca parmense, ma la presenza della figura di San Carlo induce a ritenere il dipinto eseguito non prima degli inizi del Seicento.
Particolarmente commovente e rara è infine la serie di otto piccoli dipinti raffiguranti I dolori della Vergine.
Questa devozione è legata all'ordine dei Servi di Maria, già titolari della chiesa dell'Incoronata, da cui i quadretti provengono.

Quanto ai singoli soggetti, si tratta della Circoncisione, della Fuga in Egitto, di Gesù tra i dottori, della Salita al Calvario, della Crocefissione, di Cristo morto sostenuto dalla Vergine, della Deposizione, dell'Addolorata. Quanto all'epoca, siamo alla metà del secolo XVIII.
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La sede museale nella Chiesa di San RoccoOrari per la visita al museo:
(la biglietteria chiude sempre mezz'ora prima)
Nella sede centrale di Via dell'Assunta, 7
Mercoledì e Giovedì: dalle ore 15:30 alle ore 18:30
Venerdì: dalle ore 09:30 alle ore 12:30
Prefestivi e festivi: dalle ore 09:30 alle ore 12:30; dalle ore 14:30 alle ore 19:30
Nella sede distaccata di San Rocco
Ogni Domenica dalle ore 14:30 alle ore 18:30 nei mesi di aprile, maggio, giugno, settembre, ottobre.
Nota bene: l'Archivio storico per le ricerche di studio e la Biblioteca per la lettura osservano i medesimi orari sopra indicati. Per gruppi precostituiti la visita al Museo si effettua con percorsi a scelta e guidati, illustrati nel nostro sito.

NB: NON ESSENDO RISCALDATA L'INCORONATA E' CHIUSA NEI MESI DI DICEMBRE, GENNAIO, FEBBRAIO E MARZO.


Per informazioni: tel: 0375 220299 oppure 0375 52035
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