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Nella zona di Commessaggio sono stati rinvenuti resti di palafitte, tombe e utensili riconducibili a primitivi stanziamenti terramaricoli.
In particolare, la frazione di Ca’ de’ Cessi (famiglia proprietaria della zona dell’Oltreponte) ha rivelato importanti resti di una terramare dell’età del Bronzo (1300 a.C.).
A queste popolazioni primitive si sostituirono prima gli Etruschi, poi i Galli, quindi i Romani. Dopo le invasioni barbariche il territorio mantovano cadde, alla metà del VI sec. d.C., sotto la dominazione dei Longobardi.
Il primo riferimento a Commessaggio si trova in un atto dell’anno 759, con il quale Desiderio, ultimo re dei Longobardi, faceva dono al monastero benedettino di Leno (BS) della Chiesa di S. Maria in ripa d’Adda, con annesso beneficio.
Nell’829 il territorio di Commessaggio risulta governato da Valterio (o Valcerio) da Comesatio, probabilmente uno dei conti rurali inviati dai benedettini a riscuotere i censi e le regalie. Infatti appare coinvolto in una controversia circa il possesso di questa terram piscariam.
Dopo il dominio degli Estensi, dei Malaspina e dei Pallavicini, Commessaggio viene elencato fra i beni del conte Ugo Bosone, il cui figlio, senza eredi, nel 1091 assoggettò, per disposizione testamentaria paterna, la propria contea alla giurisdizione episcopale di Cremona.
Nel 1390 il territorio passò al Libero Comune di Cremona e successivamente tra i possedimenti dei Gonzaga.
Gianfrancesco Gonzaga (1407-1444), investito del titolo di marchese di Mantova dall’imperatore Sigismondo nel 1433, ampliò i confini del proprio dominio, appropriandosi del territorio compreso ad occidente e a mezzogiorno rispettivamente dell’Oglio e del Po e a settentrione della via Postumia.
Dunque fra il 1420 e il 1431, le zone dell’Oltre Oglio furono sottratte alla tutela veneziana ed entrarono a far parte dei domini gonzagheschi. Vennero intrapresi lavori di arginatura e di bonifica e si incentivò l’industria della lana, commerciata per via fluviale. I feudi gonzagheschi dell’Oltre Oglio divennero fonte di introiti notevoli, grazie a un’economia in espansione. Essi occupavano inoltre una posizione strategicamente importante in quanto controllavano i passaggi sull’Oglio (a Gazzuolo) e sul Po (a Pomponesco) e confinavano con Cremona (soggetta ai veneziani) e con lo Stato di Milano.
La prima spartizione del marchesato si ebbe in seguito alla morte di Gianfrancesco (1444). Carlo, il quartogenito, ereditò i centri di Bozzolo, Gazzuolo, Commessaggio, San Martino dall’Argine, Rivarolo, Isola Dovarese e Sabbioneta, i quali nel 1478, nelle volontà testamentarie di Ludovico, secondo marchese di Mantova, passarono a Gianfrancesco (1478-96) e Francesco (cardinale nel 1461, morto nel 1483). Da questa suddivisione si originarono il Principato di Bozzolo e Sabbioneta e il Marchesato di Gazzuolo.
Vespasiano Gonzaga Colonna, giovane marchese di Sabbioneta, venne in possesso del territorio di Commessaggio con la forza, risolvendo a proprio favore una lite con i cugini di San Martino dall'Argine, legittimi proprietari.
I contrasti iniziarono fin dal 1555, anno della morte di Carlo, signore di S. Martino e padre di Pirro, Scipione, Ferrante, Giulio Cesare e Annibale. I fanciulli, ancora minorenni, erano stati affidati alla tutela del cardinal Ercole Gonzaga, del duca di Mantova Guglielmo, e della madre Emilia Cauzzi Gonzaga.
Un decennio dopo, nel 1565, il signore di Sabbioneta, con alcuni uomini armati, oltrepassò i confini del territorio di Commessaggio e, tagliati alcuni alberi sull'omonimo canale, costrinse gli abitanti di quelle terre a trasportarne i tronchi a Sabbioneta, agendo come padrone di quel territorio. A quel punto Emilia Cauzzi si appellò all'imperatore Massimiliano I che, a sua volta, nominò giudice della questione il duca di Parma e Piacenza Ottavio Farnese. Quest’ultimo sentenziò che la metà del borgo di Commessaggio dovesse spettare a Vespasiano.
I fratelli di S. Martino, anche a causa dell’inettitudine dei loro legali, dovettero in definitiva cedere Commessaggio nella sua integrità, mentre Vespasiano si impegnò a rinunciare ai diritti sugli altri castelli di loro proprietà. Il marchese di Sabbioneta, per essere sicuro delle proprie pertinenze, inoltrò subito alla corte imperiale la lettera di convalida della sentenza.
Composta la lite, nel maggio del 1567 il marchese di Sabbioneta inviò Marcantonio Lanfredi a prendere possesso di Commessaggio e ad esigere da quella comunità il giuramento di fedeltà. Il suo territorio fu creato allora vicariato dello stato di Sabbioneta.
Vespasiano emanò quindi una grida con la quale impediva che fosse venduto o acquistato qualsiasi appezzamento di terreno del territorio di ‘Comessaggio di là’ (ulterioris, cioè al di là del canale che lo separava dal territorio di Sabbioneta), previa licenza concessa da lui medesimo. La particolare giurisdizione era legata alla posizione di confine occupata rispetto al viadanese.
Il 25 novembre 1581 Vespasiano nominò vicario di Commessaggio il notaio sabbionetano Alfonso Bolzoni con l'autorità e le preminenze spettanti a quell'ufficio. Secondo gli statuti sabbionetani il vicario doveva risiedere nel luogo a lui assegnato con uno stipendio mensile utile a mantenere la sua famiglia, composta fra gli altri da due soldati, uno dei quali specializzato nella tortura, e sette servi da impiegare nei fatti di governo. Bolzoni fu vicario di Commessaggio probabilmente fino alla fine del 1589, dato che dal primo gennaio 1590 divenne massaro della comunità di Sabbioneta.
In quel periodo il borgo di Commessaggio fu abbellito di nobili edifici, di un ponte sul canale e di una forte torre.
Vespasiano morì il 27 febbraio 1591 nel ‘Palazzo grande’ di Sabbioneta. Dopo il funerale del duca, avvenuto il 4 marzo, venne reso pubblico il suo testamento, nel quale nominava erede universale la figlia Isabella, sposa di Luigi Carafa principe di Stigliano.
Dopo qualche giorno Vincenzo I, duca di Mantova, dichiarò la cugina Isabella giuridicamente incapace di governare, perché era donna, facendo valere antichi statuti secondo i quali, una volta estinto per linea diretta maschile un ramo collaterale, i territori dovevano essere restituiti alla casa madre.
Dal canto loro i cugini di San Martino avanzarono pretese di successione in base a un accordo segreto, che avevano controfirmato l'8 settembre 1587 col duca di Mantova.
II 6 marzo 1591 venne stilata una convenzione tra Isabella e Luigi, principi di Stigliano, e i cugini di Mantova e Bozzolo. L'atto stabiliva che i coniugi si impegnassero a consegnare al duca Vincenzo I e ai fratelli Gonzaga di San Martino la gran parte del territorio del ducato del fu Vespasiano Gonzaga Colonna, corrispondendo un forte indennizzo per mantenere la sola città di Sabbioneta e una limitata porzione di terri¬torio nei dintorni. Pirro, Scipione, Ferrante, Giulio Cesare e Annibale Gonzaga entrarono in possesso di Bozzolo col suo castello, i suoi armamenti e le sue munizioni, di Rivarolo fuori, di Ostiano e di Commessaggio. Si stabiliva inoltre che il canale Commessaggio dividesse il territorio di quell'abitato da Sabbioneta e che l'intero corso d'acqua con le sue peschiere fossero parte integrante di Commessaggio, da quel momento nella giurisdizione di Bozzolo. I principi di Stigliano (Isabella e Luigi) si riservarono invece alcuni edifici vespasianei: il palazzo di Bozzolo, la torre Stella di Cividale, la torre di Commessaggio e alcuni appezzamenti di terreno: la ‘Mottella’ a Rodigo di 135 biolche all'incirca e la ‘Vidalla’ a Commessaggio di poco più di 96 biolche.
La lista dei beni immobili che i principi di Stigliano poterono mantenere cita infatti, alla voce Commessaggio, ‘possessione della Vidalla’, ‘parte di casa in Comessaggio de Bartolomè Moroni apresso il casino già di Sua Eccellenza’, ‘una torre, una giesola et uno casino apresso il ponte di Comessaggio’ e ‘l'hostaria de Commessaggio comprata dalli eredi de' Nichesoli’.
Anche Commessaggio fu coinvolto dalla violenta epidemia di peste che colpì le terre del mantovano dalla primavera del 1630, in seguito al passaggio delle truppe imperiali nel corso della guerra di successione di Mantova e del Monferrato.
Nel 1709, dopo la Dieta di Ratisbona, l’ex Ducato di Mantova passò in eredità alla Casa d’Austria; i principati di Bozzolo e di Sabbioneta, invece, vennero assoggettati al Ducato di Guastalla, che li governò fino al 1746, anno in cui furono annessi al Regno Lombardo-Veneto.
Tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, il tessuto urbano di Commessaggio fu interessato da due interventi di carattere urbanistico degni di nota: la costruzione dell’attuale Chiesa parrocchiale e lo spostamento del cimitero al di fuori del centro abitato.
Nel 1859, in seguito alla Seconda Guerra d’Indipendenza, la provincia di Mantova fu divisa in due parti: i distretti orientali rimasero all’Austria fino al 1866, mentre quelli occidentali, tra cui Commessaggio, furono annessi al Regno d’Italia, in quanto provincia di Cremona.

Testo di Marcella Luzzara

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